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La funzione benefica del pensiero della morte.

Il pensiero della morte svolge importanti funzioni per l’equilibrio della mente. Innanzitutto, quella di ridimensionarci, evitandoci sentimenti di onnipotenza. E quella di relativizzare la nostra esperienza, sottraendoci ad un eccessivo attaccamento ad essa...

Sembra strano. La morte lavora a favore della vita: la rende piacevole. Infatti, ciò che è fuggevole, per ciò stesso è più desiderabile. Si pensi, ad esempio, ad un breve periodo di vacanza, in cui anche le singole ore sono vissute intensamente.

C’è infine, un altro importante compito svolto dalla consapevolezza di finire. Quello di indurci a superare la ripetitività inconsapevole del flusso esistenziale: “Solo l’angoscia della morte – osserva Heidegger – rende l’uomo se stesso perché lo strappa dalla banalità dell’esistenza non autentica”. Il pensiero della morte, infatti, si voglia o no, c’impone la domanda ultima: Che senso ha finire? Cosa c’è dopo? La morte è “annullamento” o “passaggio” ad un altro modo di essere (“Mors, finis an transitus?”).

Riconosciamolo. La parola di speranza di fronte a questo mistero viene dalle grandi religioni. E, tra esse, solo il Cristianesimo afferma, in modo netto, l’immortalità dell’anima e la resurrezione finale dei corpi. Per i credenti, la morte non è lo scivolamento nella voragine del nulla, ma l’”incontro” con chi ci ama (Dio, le persone care): “La vita ci è data per conoscere Dio, la morte per incontrarlo” (S. Agostino). Può sembrare paradossale.

Per i Cristiani, la vita assume senso proprio dalla morte. Si definisce come un “periodo di formazione”, simile a quello del bambino che, nel seno materno, attende di nascere. Ecco dunque la morte concepita come “nascita”, “parto”, “ritorno a casa”, intendendo col termine “casa” la conquista della nostra vera identità, appena intuita nella vita terrena: “Il momento in cui sarò partorito è imminente”, afferma Ignazio d’Antiochia, prossimo ad entrare nell’arena.

E qualcuno, la sera del 2 aprile del 2005, di fronte ad una piazza gremita di gente, venuta per stargli vicino nel momento del grande passaggio, sussurrò: “Lasciatemi tornare al Padre”.

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