Sicuramente nessuno sceglierebbe la foto in cui i segnali del primo declino appaiono evidenti.
Del resto, sulla lapide dei nostri cari, siamo soliti esporre un’immagine che sia riconoscibile, abbastanza recente, ma, nello stesso tempo, che esprima il meglio dell’arco vitale del soggetto. Che lo ritragga in un atteggiamento tipico, nell’età in cui l’albero era carico di frutti.
Credo che nessuno che abbia varcato una certa età si riconoscerebbe nel sorriso incosciente della sua giovinezza.
Questo significa una cosa a cui, probabilmente, non pensiamo. Che la gioventù non è l’età migliore.
L’età aurea dovrebbe coincidere con la maturità, con quel segmento di tempo che viene dopo l’evoluzione degli anni più vigorosi e prima della decadenza psichica.
Ma, se la vita è un percorso di progressiva consapevolezza, che senso ha entrare nel tunnel dell’annebbiamento coscienziale?
Quello del bambino che assume, nell’utero, la posizione più idonea alla nascita.
In un vecchio che reclina il mento sul petto e socchiude gli occhi c’è già il profumo del seme nascosto sotto la zolla.
“Ogni fine – direbbe Hegel – è un nuovo inizio”.

Grafologia e Test








