L’amore non è mai qualcosa di definito e compiuto. Non è un edificio già ultimato ma un cantiere in perenne costruzione.
L’amore, come tutte le cose, ha le sue stagioni. C’è la fase della “scoperta” o dell’innamoramento, quella della “relazione storicizzata”, e quella dei “bilanci” e della consapevolezza globale.
Il sentimento amoroso coincide con la volontà di camminare insieme verso una meta, la consapevolezza di costruire una casa, magari modesta, ma in due, pietra su pietra.
È interessante, a distanza di anni, compiere un bilancio del proprio matrimonio. Può essere fatto sotto forma di gioco interattivo.
Troviamo, allora, un momento di tranquillità.
Prendendo alternativamente la parola, indichiamo due o tre punti forti o deboli della personalità dell’altro.
Oppure, impegniamoci a rievocare momenti significativi della nostra storia matrimoniale. Sarà come accendere dei “quadri animati”. Ad esempio, il viaggio di nozze, il periodo iniziale del matrimonio, la casa dei primi tempi con le difficoltà di adattamento, la nascita dei figli, la malattia e la morte di un congiunto, il coronamento di un traguardo professionale, un momento particolare della vita dei figli
Tale rilettura ha il potere di rimettere a fuoco il senso globale della storia di coppia.
Specie se essa è suggellata, alla fine, con il bacio della rinnovata alleanza e con le parole più belle dell’amore: “Ti voglio bene”
Prosegui la lettura nell’opuscolo appena pubblicato:
Giuliana Cucchiella – Luciano Verdone
“La vita a due – Una conquista quotidiana “–
Collana “Note di Psicologia”, Paoline, Aprile 2008, E. 4

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