Umorismo, comicità, ironia.

Salve, come molti studenti anche io quest'anno dovrò affrontare l esame di stato.Mi sono accorto,girando in rete, che lei è un pozzo senza fine di idee(nn so cm fa),comunque la contatto perchè vorrei evitare di riproporre uno dei soliti percorsi e per questo che mi farebbe molto piacere ricevere da lei qualche buona idea,per poi magari discuterne insieme e valutarle!

Caro Francesco,
ti consiglio di occuparti di un percorso dal titolo “Umorsimo, comicità, ironia“.

Puoi sviluppare il pensiero di autori come:
1. Pirandello.
2. Herman Hesse.
3. Kierkegaard.
4. Freud.

Cercali su Google.
Io, intanto, ti facilito, spedendoti, in allegato, un intervento sull’argomento dal quale puoi trarre numerosi spunti.
In bocca al lupo.
Luciano.

Umorismo, comicità, ironia
© Luciano Verdone da “Vivere nell’ottimismo”
Note di Psicologia, Paoline

Il riso è tutt’altro che stupido. E’ un mistero che affonda le radici in complessi meccanismi inconsci.

E’ noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che d’ironia benevola.

Il suo primo effetto positivo è quello di facilitare le relazioni. In un momento di difficoltà, quando il rapporto diventa conflittuale, chi riesce a ridere, ha vinto la partita.

Ridere insieme poi, sdrammatizza, crea complicità e senso di appartenenza.

Ridere, inoltre, genera distanziamento, grazie al quale meccanismo riusciamo a guardare i problemi dall’esterno, come se non ci appartenessero, a sgonfiare i mostri.

Con l’umorismo, infatti, secondo Kierkegaard, noi riconquistiamo la libertà che possedevamo all’inizio di un’esperienza, quando non ne eravamo ancora troppo coinvolti. Ridendo, osserva Hermann Hesse, noi riusciamo a trasferirci in una realtà parallela, a “vivere nel mondo come non fosse il mondo”.

Altro effetto positivo del ridere è quello di liberare il subconscio dai contenuti censurati, attraverso fulminee illuminazioni.

Se il sorriso è la serena constatazione di quanto già si conosce, il ridere, invece, è l’improvvisa rivelazione di ciò che si ignora.

L’umorismo è comunque catartico, sostiene Freud. “L’uomo ridendo – egli scrive – si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”.

Ma c’è qualcosa ancora più efficace dell’umorismo. E’ l’ironia. Essa è diversa dalla comicità.

La comicità è legata alla gestualità, all’imitazione, ai contrattempi, a situazioni imbarazzanti, all’immediatezza, agli istinti (si pensi alla mimica di Totò).

L’ironia, invece, è più sottile, più logica, ancorata a concetti, a riflessione.

Pirandello spiega la distinzione fra comicità ed ironia con un esempio famoso: “Vedo una vecchia signora… tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere”.

In questo caso, la prima reazione è di comicità, basata sul “sentimento dei contrari”, cioè sul contrasto tra gli atteggiamenti giovanili della vecchia signora e la sua età senile. La seconda reazione è, invece, ironica e riguarda l’amara considerazione dei disagi della vecchiaia, della contraddizione tra la realtà degli anni che passano e l’aspirazione a restare giovani.

Solo l’ironia ha il potere di cogliere la profonda connessione tra comico e tragico, tipica della condizione umana. “Tutto ciò che è umano è patetico. – scrive Mark Twain – La segreta fonte dell’umorismo non è gioia ma dolore”.

L’ironia è liberante proprio perché attinge ai fondali segreti della psiche.

Altro esempio di ironia è la barzelletta, elaborazione mentale basata sul paradosso. Si pensi alla banale barzelletta della suocera e della vipera che risolve, appunto, la tipica tensione relazionale moglie-suocera attraverso il concetto, in se drammatico, dell’avvelenamento: “Sai che è successo? Una vipera ha morso mia suocera. Ed è morta? Lei no, ma la vipera sì”.

Gli studiosi hanno messo in luce che la barzelletta corrisponde a meccanismi psicologici precisi e consente di affrontare tabù censurati quali il sesso, le difficoltà relazionali, i rapporti di coppia, il pregiudizio verso persone d’altra cultura…

Così, ad esempio, le barzellette sui carabinieri umanizzano le istituzioni, quelle su cinesi, scozzesi, americani, tedeschi…, razionalizzano le differenze culturali.

L’umanità è grata a chi sa cogliere il lato umoristico delle cose, a chi sdrammatizza le situazioni.

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