Sulle cause di tali comportamenti, ormai, non ci sono dubbi.
Innanzi tutto, il condizionamento di gruppo, la legge del branco che indebolisce o annulla l’identità di chi ne fa parte, specie dei più deboli. Il bisogno di sentirsi accettati, uguali agli altri, il timore di ritorsioni, la funzione negativa dei leaders, l’aspirazione a compiere qualcosa di memorabile nell’immaginario del gruppo stesso.
Quindi, i modelli che i ragazzi assimilano dai media, basati sul feticcio del corpo, l’affermazione violenta, l’idea che non si è virili se non si è brutali
A questo, va aggiunto qualcosa di decisivo: la suggestione nefasta che i ragazzi ricevono dalle immagini di sesso violento, attraverso tv, internet, videogame.
Negli ultimi tempi sono entrati in circolazione videogiochi che permettono all’adolescente di avere rapporti virtuali con una prostituta, di violentare una ragazza, di uccidere una persona.
L’adolescente che partecipa a tali giochi, praticamente li vive, abolendo il confine tra realtà e finzione.
Tali emozioni diventano irresistibili se “vissute” in un’età di fluidità mentale e di fragilità emotiva, qual è quella della prima e media adolescenza. Se esplodono in un contesto di vuoto valoriale e di assenza o non significatività di figure educative.
Siamo all’emergenza educativa. Occorre la risposta sinergica dell’intera società. I media vanno sottoposti a norme funzionali al bene comune e non solo al profitto. Gli spacciatori di materiali porno, vanno puniti come criminali. Se non vogliamo vivere, tra breve, in una società da incubo.

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