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Il bilancio dei trentacinque anni.

Gentile Luciano, è da qualche anno che non ti scrivo. Credo di non aver mai fatto un sogno simile in tutta la mia vita. Freud, secondo me, ci scriverebbe su un libro. Mi trovo in una città non ben definita, cammino per strada con mia madre. Ad un tratto lei mi dice: “Vieni con me, ti devo mostrare qualcosa..” . Io ovviamente la seguo. La città lascia spazio al verde dei prati, e il verde al giallo dei campi di grano maturo. Le spighe sono state tagliate e ben ordinate in fasci. Io e mia madre camminiamo, corriamo insieme per queste distese. Poi i campi lasciano spazio ad una strana boscaglia di ulivi. Mia madre attira la mia attenzione verso qualcosa.. Sono sculture ricavate da tronchi di ulivo, che raffigurano busti umani, tutti contorti, come lo sono i tronchi d'ulivo. “vedi, questi li ha fatti papà” mi dice, intendendo mio padre. Effettivamente mio padre si è dedicato da giovane alla scultura, ma la sua passione è sempre stata la pittura.. La boscaglia si fa fitta, le fronde oscurano il passaggio, che conduce verso una porta. Si tratta di una porta antica, parzialmente coperta da rami, di un antico palazzo, simile ad una villa nobiliare. Ne ho anche una visione dall’alto: nel bel mezzo della città, questo terreno delimitato con questa bellissima villa barocca in mezzo. Comunque, entro da questa porta. Mia madre mi comunica che mi deve lasciare: sarà mio padre a farmi da guida all’interno della villa. Lui infatti mi accoglie all’entrata: “Vieni” mi dice “ti devo mostrare delle cose”. E così inizia il mio giro per il palazzo, che sembra il set di un film di Kubric. Cammino per le stanze, bellissime, con stucchi ai soffitti, archi barocchi, tende di velluti e broccati rossi. Mio padre le tira per farmi entrare nelle stanze, che sembrano più delle cupole. Dappertutto sculture, vasi di marmo, tutto molto raffinato. Poi una stanza molto inquietante. Al muro scaffali con suppellettili varie, tipo ex voto, molte delle quali rappresentavano parti umane, braccia, piedi, gambe. Al centro della parete, una nicchia fatta a specchi. Al centro della nicchia, quasi si trattasse di un’edicola, una bambola inquietante. Il volto brutto, con un naso lungo, tipo quelli dei quadri di Picasso. Per un gioco di specchi, mi spiegava mio padre, in qualsiasi punto della stanza ti mettessi, lei pareva girarsi per fissarti. Ma poi passiamo oltre. Ad un certo punto mio padre mi lascia e io rimango da sola. Mi si prospetta davanti una discesa a spirale, senza scale, solo discesa, fatta di marmo, bianco e rosso. Man mano che procedo nella discesa i colori si fanno più sbiaditi, il marmo invecchia e alla fine…mi trovo in una stanza circolare, come un cilindro, un silos, in cui sono appesi a coprire la parete..TUTTI i miei giocattoli di quando ero bambina. Ero sopraffatta dall’emozione! C’erano proprio tutti, molti dei quali neanche li ricordavo più, nascosti com’erano in qualche parte oscura della memoria! Dalle api nella mia culla che mi divertivo a strappare, ai barbapapà, ai peluche di varie misure. Tale la gioia che nel sogno mi metto a piangere..e a questo punto mi sveglio, con la strana sensazione di non distinguere bene il sogno dalla realtà, ma con la consapevolezza di aver toccato qualcosa di significativo. Mi aiuti a capire di cosa si tratta? Grazie e con affetto, ..... (ho 34 anni).

E’ un sogno davvero psicanalitico e tocca veramente strati significativi della tua psiche. Si tratta, a mio avviso, di una rilettura del senso della tua evoluzione con una spinta conflittuale a tornare al passato, all’infanzia, che viene però, in parte, bilanciata e riassorbita. Forse vivi un momento di particolare difficoltà. Forse hai realizzato dei grandi obiettivi di vita (professione e legame affettivo. o solo il primo!) e la tua mente ha bisogno di fare un bilancio, tipico dell’età fra i trenta ed i cinquanta anni. La tua psiche, insomma, si distanzia per un attimo dalla routine quotidiana (uscita dalla città) e vuole verificare, insieme al tuo modello femminile interiorizzato (tua madre), ciò che hai costruito in questi anni, in termini di progetti (verde dei prati) e di realizzazioni (spighe mietute). E’ evidente che ti sei impegnata con passione e razionalità a raggiungere i tuoi obiettivi (”Le spighe sono state tagliate e ben ordinate in fasci”). Ed è evidente che hai dovuto superare diverse difficoltà per conseguire i tuoi obiettivi, forse solo professionali (”tronchi contorti”). Ma adesso ti trovi disorientata. Che senso ha tutto questo? (boscaglia fitta). Per capire il senso della tua esperienza devi tornare al progetto iniziale (la casa nella boscaglia). Da piccola, nutrivi aspirazioni ambiziose, desideravi serntirti speciale (interno barocco). C’è stato un momento in cui per realizzare il profilo professionale hai dovuto un po’ trascurare la costruzione della parte intima, personale, di te (tua madre ti lascia e ti prende in consegna tuo padre: la madre, come dicevo, simboleggia la femminilità; il padre, invece, la vita sociale). A questo punto tu fai un viaggio all’indietro verso l’infanzia per riappropriarti delle dimensioni autentiche di te (spirale rovesciata e giocattoli infantili). Ma qual è il senso di tutto il sogno? Che non potevi non arrivare dove sei arrivata perchè, fin da bambina, eri inquieta e piena di aspirazioni autoaffermative (bambina brutta con il naso lungo: il naso è simbolo della nostra interazione col mondo). E allora? Devi decidere da sola. Sia tua madre che tuo padre ti lasciano sola. Che ne dici? Cosa c’è di vero? Luciano.

Riscontro:

Ti ringrazio per la tua risposta significativa. Si, è vero, si tratta di un bilancio, che però secondo me non è del tutto positivo….

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