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LE ANGOSCE DELL'UOMO D'OGGI.

L'angoscia è l'oppressione emotiva somatizzata (a differenza dell'ansia che è solo un fenomeno mentale, l'angoscia si avverte nella regione toracica ed addominale). E' caratterizzata da dubbio, timore, sensazione di pericolo incombente. Consiste nella percezione che ciò che si teme possa avverarsi o essere vero. Nonostante la scienza, l’uomo d’oggi appare più che mai disorientato. Forse più che nel passato. Proviamo ad elencare qualcuna delle angosce più diffuse.

1. L’angoscia da annullamento, legata al timore di quanto può accadere, a noi e ai nostri cari. L’abbiamo sperimentata nel momento della nascita e la proiettiamo verso la fine della vita.

2. L’angoscia da prestazione o della prova, collegata all’ansia di non essere all’altezza dei compiti, alla paura di essere valutati negativamente.

3. L’angoscia da fallimento, legata alla consapevolezza dell’unicità ed irripetibilità della vita ed al fatto che le scelte, una volta fatte, condizionano tutta l’esistenza.

4. L’angoscia dell’età che avanza. E’ legata al timore del declino senile e dell’accidentalità degli avvenimenti. Alla certezza, sempre più evidente, che non siamo immuni, neanche noi, dalla malattia e dalla decadenza fisica.

Anzi, col procedere degli anni, ci convinciamo sempre più che gli avvenimenti dipendono dalla cosiddetta libertà delle cause seconde.

Pure chi crede nella Provvidenza, deve ammettere, prima o poi, di non essere esonerato dalla casualità. Se, in famiglia, c’è predisposizione ad una malattia, abbiamo maggiori probabilità di prenderla.

Sì, il credente sa che Dio permette il male a fin di bene. Che dona la forza di sopportarlo. Che, grazie alla fede, riuscirà a dargli un senso.

Ma sa anche, però, che esso c’è e che, forse, non sarà sconfitto.

5. Lo scoraggiamento verso noi stessi. E’ la dolorosa constatazione che, nonostante tutti i tentativi, certi difetti della nostra natura, non riusciamo proprio a superarli. Fanno parte di noi, sono senza speranza.

- Tuttavia, se prendiamo coscienza di questo, i limiti possono diventare risorse. Ci mantengono umili. E se poi riusciamo a riderci sopra, questa è maturità.

6. L’angoscia da vuoto esistenziale. Corrisponde al senso di assurdità dell’esperienza, alla stanchezza di vivere, all’assenza di energia e di progettualità, al crollo della voglia di lottare.

Tale depressione può collegarsi a tanti fattori: fallimento matrimoniale, malattia, morte di persone care, rovesci finanziari, traviamento di figli…

7. L’angoscia anomica o della mancanza di leggi. E’ il timore della violenza collettiva, dovuta ad eclissi di regole e di valori. Quando, ogni giorno, veniamo assaliti dalla cronaca negativa (omicidi dovuti a passione, a crudeltà, a insensibilità, a superficialità, a follia…) a farne le spese è l’ottimismo, la fiducia nell’umanità, la motivazione a pianificare il futuro. Mentre aumentano fastidio verso gli altri, aggressività.

Dobbiamo convincerci che l’oscuramento dei valori, specie se fondamentali, genera malessere, danneggia sia la mente che l’economia.

8. L’angoscia da superfluità. C’è una consapevolezza, forse più drammatica delle altre. E’ quella che ci rivela di essere non necessari nei riguardi del mondo. E’ quella che si raggiunge quando comprendiamo che, se non ci fossimo, gli altri non ne riceverebbero danno.

- Accogliere, però, questo pensiero equivale a sperimentare la libertà assoluta del nulla, il vertice della saggezza.

Se si avverte, anche per un attimo, la gioia di non esserci, allora si assapora – credenti o atei - la giustizia che si attua nell’annullamento della morte.

Con una differenza, però. Vita-morte-vita, per il credente. Nulla-vita-nulla, per l’ateo. Bisogna ammetterlo. Il disorientamento c’è per entrambi. Ma la condizione del secondo è molto più penosa.

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