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Quando mangiare significa incorporare il negativo.

Gentilissimo Verdone, le vorrei chiedere in merito a una questione; conosco una persona che ha delle " fisse " in merito al cibo, mangia diverse cose, come la pasta al pesto, al pomodoro e altre semplici cose, ma se si tratta di provare cose diverse, nuove o cose già mangiate ma con ingredienti nuovi aggiunti si rifiuta totalmente di mangiare, egli riconosce che è una sua fissazione, ma credo non riesca a farne a meno. Una sera, a cena di amici, non ha voluto nemmeno provare un antipasto un po' particolare perchè non lo conosceva e, io credo, perchè semplicemente è preda della sua fissa. Cosa si può consigliare a questo giovane ragazzo? La ringrazio, ......

L’atto del mangiare è un atto incorporatorio, equivale a mettere dentro la realtà esterna e simboleggia la nostra accettazione del mondo. Nel primo anno di vita, quando assumiamo il cibo dalla figura materna, realizzaziamo anche un atteggiamento di fiducia, o sfiducia, verso il mondo. Dunque, al tuo amico, qualcosa non è andato per il verso giusto. Oppure, nella successiva infanzia, è accaduto qualcosa che lo messo sulle difensive verso la realtà. O nulla di tutto questo. Magari, la persona in questione possiede una particolare sensibilità che lo porta ad enfatizzare gli aspetti negativi della vita, fino a renderlo sospettoso verso il mondo, tanto che aprirsi a ricette e sapori nuovi, per lui, equivale accettare qualcosa di problematico, di sè o della realtà esterna. Che ne dici? Parlane con il tuo amico e fammi sapere. Luciano.

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