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Quando il Natale diventa un problema...

Al Natale si può reagire in tanti modi. Con entusiasmo, indifferenza, rassegnazione. Persino con fastidio. Il Natale, infatti, in quanto tocca gli strati profondi della psiche, costituisce un autentico reattivo mentale.


A pensarci bene, credo che tra l’adulto ed il Natale si frappongano, essenzialmente, due barriere.

Proviamo a chiedere a dei giovani cosa trovano nel Natale. Ci risponderanno: i regali, la gastronomia, l’atmosfera (tradizioni, luminarie, neve…), il rinsaldarsi della rete relazionale ed affettiva, il riposo delle vacanze, qualcuno persino la liturgia… Ma ad essi sfugge, per lo più, l’apprensione che, talvolta, provano, per questa festa, gli “adulti”, quanti, cioè, hanno ultimato il distanziamento definitivo dal Sé infantile. Che differenza c’è, infatti, tra il bambino che, tra le luci di un centro commerciale, scorgendo una persona vestita di rosso, grida estasiato: “Babbo Natale!”, convinto che si tratti proprio di lui, negando l’evidenza, cioè che la barba è visibilmente posticcia, fino a chiedergli: “Ma veramente abiti al Polo Nord?”, ed il cinquantenne inaridito che non ha il coraggio neanche più di pronunciare le parole “Buon Natale”, ma si limita ad un generico: “Auguri” o “Buone feste”? La differenza consiste nel fatto che l’adulto, a differenza del bambino, ha smesso di creare il suo mondo, o almeno è convinto di questo… Innanzi tutto, il Natale, incentrato sul messaggio della bontà e della semplicità, del bambinello che nasce, dei personaggi umili del presepe, costituisce, per molti, un sistema valoriale antitetico a quello corrente, che invece orbita su valori quali forza, successo, arroganza, disprezzo, ostentazione…
E’ difficile, per tanti, tornare al Sé infantile ingenuo che tutti, più o meno, abbiamo rimosso, nel momento della crescita.
Inoltre, il mistero del Natale, secondo cui un Dio infinito ed eterno, attraversa la barriera del tempo e dello spazio e si fa carne, materia, a pensarci bene, è qualcosa d’impensabile per chi non ha fede o ce l’ha vacillante.
Lo prova il fatto che, fin dai primi secoli del cristianesimo, qualcuno, scandalizzato dall’idea che la divinità avesse a che vedere con la sporcizia della terra, ha inventato l’eresia ariana, la quale afferma che Cristo non è Dio ma un uomo elevato alla divinità.
Eresia che oggi rifiorisce insistente in film, come il Codice da Vinci, ed in libri, quale quello di Corrado Augias.
Forse, sarà anche per questo che qualche maestra sceglie di non fare il presepe.
Quasi che l’apertura alla cultura dell’altro comporti la rinuncia alla propria.

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