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Che fine hanno fatto i film dalla comicità leggera...

Cambiando i canali, in certe sere (sabato!) e su certe reti (Rai due, ad esempio, che pure è servizio pubblico, pagato attraverso un canone), ci s’imbatte in scene di violenza, sistematica, sconcertante, inaudita. Ci si chiede: Che fine hanno fatto quei film dalla comicità leggera, intelligente, adatti alla famiglia, tipici della nostra tv, specialmente in determinati periodi, come a Natale?. Ed ancora: Perché la televisione è cambiata tanto in questi ultimi anni? Possibile che la logica commerciale, la rincorsa selvaggia all’audience, debba prevalere su ogni altra valutazione, estetica o morale? Eppure, il contenuto degli spettacoli non dovrebbe essere indifferente a chi ha a cuore il benessere generale di una società. E il benessere parte sempre dai valori. Certi messaggi saranno privi di conseguenza per le persone mature ma non per chi è in fase evolutiva, per chi manca di un retroterra educativo bilanciante. Che rapporto c’è, allora, tra l’imbarbarimento della comunicazione e l’aumento di stupri, bullismo, droga? Se ammettiamo che il cibo ci condiziona (“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”), quanto più un essere simbolico, qual è l’uomo, creatore di sistemi significativi, dipenderà dal mondo delle emozioni che egli stesso produce? ...



Non ci vuole molto a capire che, nell’ultimo quinquennio, con la nascita della rete informatica e della tv digitale, è venuta meno la possibilità di un controllo etico della comunicazione.
La situazione è sfuggita di mano.
Corriamo il rischio di veder vanificata la stessa possibilità di parlare con i nostri giovani.
Chi opera sul fronte della formazione sperimenta, talvolta, un dialogo tra sordi. Basta alzare di poco il tiro, elevarsi ad un livello ideale, che i ragazzi staccano la spina. Per molti di essi sembra esistere solo il fenomeno, l’immediato: l’emozione, la relazione, l’aspettativa di vantaggio.
L’orizzonte degli assoluti metafisici sembra essersi offuscato nei figli della chat, dell’ipod, del facebook. Oggi sembra valere solo l’immagine corporea. Che l’aspetto fisico viva all’interno di circonferenze più ampie come la psiche (intelletto, sentimenti, scelte morali) e la dignità della persona, diventa quasi impossibile sostenerlo, in questo clima.

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