Percorso sul rapporto genitori-figli.

Salve, sono una maturanda, e frequento il liceo socio psicopedagogico. avrei un idea per il mio percorso d'esame,ma non so esattamente come svilupparla. vorrei intitolare la mia tesina, "padri e figli". per quanto riguarda italiano ho pensato a pascoli, "il X agosto" e il dolore per la perdita di suo padre...non so come collegarmi a filosofia, pedagogia e metodologia, storia, arte e latino...e in prof non mi sono d'aiuto, spero che almeno possa aiutarmi. La ringrazio anticipatamente.


Ti consiglio il seguente schema:

- Italiano: Pascoli, Svevo, Kafka (nei due ultimi, il padre appare come figura negativa. Per Svevo, cerca ne La coscienza di Zeno, al cap. IV).
- Filosofia: Kiekegaard, ammirazione e risentimento nei confronti del padre (cerca in “Il punto di vista della mia attività di scrittore”).
- Storia: il rapporto tra Mussolini e suo figlio Romano (cerca nel libro: Romano Mussolini: “Il duce, mio padre”).
- Latino: Orazio e il modello paterno positivo (esamina e sviluppa il verso contenuto Satire, I, 6, v. 81: “Pater mihi custos incorruptissimus”, il padre fu per me un custode mimpeccabile).
- Arte: esamina la figura di san Giuseppe nell’iconografia sacra (rappresentato vecchio o giovanile). Riproduce qualche icona significativa, commentandola.
- Pedagogia: l’importanza data da Freud alla figura paterna bella fornazione del Superego.
- Medodologia: sottoponi un questionario sul rapporto figlio-padre ad un campione di cinquanta ragazzi del tuo istituto. Puoi avvalerti dello schema sui quattro modelli pedagogici che inserico qui sotto. Buon lavoro. Luciano.

● Il seguente laboratorio è tratto da:

Luciano Verdone, “Le dinamiche del cuore” (Educazione emotiva, valoriale, relazionale), Effatà editrice, 2005, pp. 128.

I modelli educativi

- In psicologia sono stati evidenziati quattro modelli di comunicazione. Tre sbagliati (autoritario-repressivo, inibito-passivo, indifferente) ed uno corretto, quello assertivo-autorevole.

- Esaminiamo insieme i quattro modelli comunicativi, cercando d’individuare quello in cui ci riconosciamo a livello personale e quello che ci riguarda nella vita familiare.

- A questo scopo, abbiamo aggiunto ad ogni modello le applicazioni fatte da Baumrind, nel campo dell’educazione familiare.

1. Il modello comunicativo autoritario-repressivo.

Si ha quando un soggetto esprime pensieri ed emozioni tenendo in considerazione solo il proprio punto di vista. L’esempio classico è l’individuo che concepisce la relazione in termini di potere e che attacca sistematicamente gl’interlocutori in modo diretto o indiretto.

Si esprime con la formula: Io sì – Tu no.

Ÿ Riflesso nello stile di vita in famiglia.

- Atteggiamento educativo autoritario: Molto controllo, aspettative alte nei riguardi dei figli, scarso dialogo con essi, tendenza a non proteggere i figli (produce aggressività da identificazione).

2. Il modello comunicativo inibito-passivo.

E’ la soggiacenza di un individuo - o un gruppo - alle idee ed emozioni di altri, e la conseguente rinuncia a manifestare le proprie. Si verifica, ad esempio, quando un figlio viene represso da un genitore autoritario o quando qualcuno avverte che gli è molto difficile opporsi ad un’ingiustizia e preferisce tacere.

Può essere espresso con la formula: Io no – Tu sì.

Ÿ Riflesso nello stile di vita in famiglia.

- Atteggiamento educativo permissivo: controllo minimo, aspettative basse, dialogo quasi inesistente, prevale la protezione (produce immaturità).

3. Il modello comunicativo indifferente.

Si verifica quando i soggetti della comunicazione rifiutano di farsi carico della relazione e rimangono ai margini del rapporto.

Si esprime con la formula: Io no – Tu no.

Ÿ Riflesso nello stile di vita in famiglia.

- Atteggiamento educativo indifferente: scarso controllo, nessuna aspettativa, poco dialogo, freddezza ed ostilità (produce insicurezza).

4. Il modello comunicativo autorevole-assertivo.

Si ha quando viene rispettata sia la soggettività propria che quella dell’altro. Ciò comporta la rinuncia a scadere o nella “competizione” (affermazione assoluta del proprio punto di vista e quindi isolamento) o nel “cedimento” (acquiescenza aprioristica al punto di vista dell’altro con conseguente frustrazione). E la tensione a rimanere nei confini di un dialogo pacato e razionale, capace di prendere in considerazione i molteplici aspetti di un problema.

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