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La follia e la maschera

Ci sono individui così inflessibili che si perdono completamente nella loro maschera professionale. Sono quelli che non escono mai dal loro ruolo, neanche nella vita famigliare. In questo caso, la Persona – cioè la “maschera sociale”- assume qualcosa di patologico dal momento che l’Io s’identifica con essa fino a smarrire la propria “individualità”.



Buona sera professore..anke io vorrei portare il tema della follia e la maschera… ma come lo collego con storia e filosofia???? sono il mio problema da sempre… grazie in anticipo

RISPOSTA.

Per quanto riguarda Storia puoi portare “Hitler ed i suoi problemi emotivi” (cercali in James Hillman, “Il codice dell’anima”, Adelphi).
Per Filosofia, fai una ricerca sulla maschera in Iung.
Ti allego, qui sotto, una scheda in proposito.
Luciano.

Quanto è spessa la tua maschera sociale?

Un soggetto rigido, incapace di sviluppare comportamenti alternativi di fronte al mutamento delle situazioni di vita, tende ad andare in crisi, a cadere nell’esaurimento nervoso o nella depressione. Ciò è particolarmente evidente in individui costretti a confrontarsi con la novità: cambiamento del luogo di residenza, del datore di lavoro, delle mansioni, perdita di status sociale, pensionamento, distacco dai figli, lunga degenza ospedaliera e così via. Ci sono individui così inflessibili che si perdono completamente nella loro maschera professionale. Sono quelli che non escono mai dal loro ruolo, neanche nella vita famigliare. In questo caso, la Persona – cioè la “maschera sociale”- assume qualcosa di patologico dal momento che l’Io s’identifica con essa fino a smarrire la propria “individualità”.

Sognare di essere nudi segnala i sentimenti d’inadeguatezza di una persona nella vita sociale. L’abito, infatti, è uno dei modi con cui ci presentiamo agli altri. Tali sogni sono ricorrenti negli adolescenti che non hanno ancora sviluppato un Sé relazionale sicuro, capace di mediare tra la propria sessualità caotica e le richieste di ordine della società.

La Persona, nel senso greco di “pròsopon”, maschera, non è altro che l’apparenza sociale dell’individuo, l’aspetto di noi che presentiamo agli altri, la mediazione fra l’Io ed il gruppo.

“E’ la Persona che cerca le parole per dire le cose, che cura come ci dobbiamo vestire nelle diverse circostanze, che tiene a bada i nostri scatti d’ira, che copre le nostre reazioni immediate con una battuta o un silenzio, a seconda dei temperamenti. La Persona è una specie di ambasciatore dell’Io. Essa svolge infatti una funzione essenzialmente relazionale: è un tramite, un filtro, tra il soggetto e la società” (Claudio Risé).

E’ celebre la distinzione junghiana fra individuo e persona. L’Individuo rappresenta la componente privata, la dimensione spontanea, originaria di noi. La Persona, invece, rappresenta la componente sociale e professionale.

La formazione della Persona è strumentale a ciò che Jung chiama ”individuazione”, cioè a quel processo dell’età evolutiva in cui il Sé più caratterizzante e profondo riesce a fare sintesi di tutti gli altri Sé unificandoli in un unico Io. La Persona dunque affiora man mano nel giovane come proiezione inconscia del Sé profondo, man mano che si forma la maschera sociale, sessuata, relazionale, professionale. “Infatti l’Io non si sviluppa da solo, in un’attività psichica avulsa dall’ambiente circostante, ma si costruisce lentamente in un continuo rapporto d’interscambio con l’ambiente” (Claudio Risé).

Tra Individuo e Persona vi è una polarità dialettica: i due aspetti dell’Io si oppongono e si integrano, ad un tempo. La “maschera” infatti, da una parte nasconde il vero volto del soggetto (l’Individuo), dall’altra crea un nuovo volto (la Persona).

Facciamo un esempio. Un avvocato, nella vita pubblica, usa un certo linguaggio, assume una certa postura rigida, una certa distanza spaziale dal cliente, una determinata gestualità: tutto questo è la maschera sociale o Persona. Quando invece si trova tra amici, per strada, in famiglia, egli tenderà a togliersi la maschera, a tornare Individuo, ad usare altri linguaggi ed atteggiamenti. Ma basta che qualcuno gli si avvicini per chiedergli un consiglio tecnico, egli riassume immediatamente, in tutto o in parte, la sua maschera sociale. Se egli continuasse ad usare anche nel privato il linguaggio e la gestualità forense, bisognerebbe ammettere che in lui l’Individuo è del tutto assorbito nella Persona.

Ci sono individui che allo scopo di testimoniare in modo provocatorio la loro diversità sociale tendono a liberarsi della Persona per comunicare col mondo direttamente attraverso il Sé. Questo accade soprattutto quando il processo d’individuazione è stato realizzato attraverso un cammino spirituale. E’ il caso di Francesco d’Assisi il quale, figlio di un ricco mercante, nel tentativo di realizzare le proprie aspirazioni all’assoluto, assume atteggiamenti del tutto contrari al proprio status sociale: pellegrino a Roma, lascia tutto quello che ha come offerta alla Basilica di San Pietro e scambia le sue vesti con quelle di un mendicante. Tornato ad Assisi e convocato in giudizio dal padre al cospetto del vescovo, riconsegna al padre tutti i vestiti, rimanendo nudo, ed esprime la sua intenzione di appartenere solo al Padre Celeste. E’ stato notato che tale desiderio di comunicare col mondo direttamente attraverso il Sé e proprio delle persone totalmente “individuate” – come Francesco – ma anche dei rivoluzionari, dei sognatori puri, dei folli.

Luciano Verdone

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