
PERCORSI ESAMI DI STATO
Salve professore, sono una ragazza del 5 liceo scientifico ad indirizzo Brocca linguistico.
Come molti ragazzi sono ormai vicina agli esami ma non ho ancora idee chiare sul mio percorso..
Avevo pensato a qualcosa sulla modernità e le tecnologie ma non riesco a trovare tutti i collegamenti.
Ad esempio in italiano vorrei parlare di Pirandello, dei “quaderni di Serafino Gubbio operatore”, di inglese vorrei parlare di “1984″ di Orwell perchè immagina l’utilizzo di grandi teleschermi nel 1984, di biologia vorrei parlare della fecondazione artificiale, ma non trovo collegamenti con francese, tedesco e storia dell’arte…potrebbe aiutarmi? inoltre secondo lei va bene modernità e tecnologia insieme..?
Risposta
Modernità e tecnologia insieme formano un bel binomio.
- Storia dell’arte: il Futurismo.
- Francese: il Naturalismo in Emile Zola.
- Tedesco: il concetto di modernità in Hegel come superamento dialettico del passato.
Buon lavoro,
Luciano.
PS.
- Ti spedisco comunque una mia scheda sui sociologi e la modernità che ti potrà essere illuminante.
da Luciano Verdone, Schede strutturate di Sociologia, Andromeda, 2000.
Prima scheda
LA GENESI DEL MONDO MODERNO
Comte e Weber
Auguste Comte: la legge dei tre stadi
- L’asse centrale della dinamica sociale è la legge dei tre stadi, (considerata da Comte quasi con venerazione come la sua “grande scoperta dell’anno 1822”) che rappresenta un principio evolutivo universale in grado di spiegare sia lo sviluppo della conoscenza individuale (ontogenesi) sia lo sviluppo della civiltà dell’intera specie umana (filogenesi).
- La conoscenza umana (sia a livello individuale che sociale) passa sempre per tre fasi successive. Prima è teologica, cioè tende a spiegare “i fenomeni come prodotti dall’azione diretta e continua di esseri soprannaturali”. In seguito diviene metafisica, cioè si appella a “forze astratte, astrazioni personificate”. Alla fine arriva ad essere positiva o scientifica e rinunciando alla “vana ricerca delle nozioni assolute” si dedica solo all’osservazione delle leggi naturali ed agli esperimenti.
Stadio teologico-immaginativo
-Caratteri: pensiero: teologico; egemonia: teologi e militari; centralità:famiglia
· In questo stadio, corrispondente all’infanzia della scienza, che va dalle origini dell’umanità alla nascita della filosofia greca, prevalgono la fantasia ed il mito e l’uomo tende a spiegare i fenomeni attraverso cause soprannaturali (mitologia).
- Tutti gli esseri vengono considerati antropomorficamente viventi alla maniera umana (ilozoismo:hile:materia; zoè:vita). Si confida nella volontà di esseri superiori cercando di ingraziarsela per mutare il corso degli eventi.
Stadio metafisico-astratto
- Caratteri: pensiero:f ilosofico-metafisico; egemonia: filosofi e giuristi; centralità: stato
· In questo stadio, da considerare come la giovinezza dell’umanità, e che va dall’inizio della filosofia greca all’idealismo del XIX secolo, la fede e la credenza religiosa non soddisfano più gli uomini. Si passa quindi dall’interpretazione fantastica all’interpretazione razionale della realtà. Ha inizio la filosofia come superamento della religione. Alle divinità del primo stadio si sostituiscono le entità astratte dei metafisici (forme sostanziali, essenze, cause…). wDall’egemonia dei teologi si passa all’egemonia dei filosofi e dei giuristi.
Stadio positivo-scientifico
Caratteri: pensiero: scientifico; egemonia.industriali; centralità: società o umanità
·Questo ultimo stadio, che rappresenta l’età adulta dell’umanità, ha inizio nella seconda metà del sec. XIX, col Positivismo, e vede il dominio assoluto della Scienza che prende il posto della Filosofia la quale, a sua volta, aveva preso il posto della Religione.
- Alla fantasia del primo stadio ed alla ragione del secondo segue l’osservazione empirica del terzo, sintesi tra ragione ed osservazione (procedimento logico-sperimentale). Non interessano più le cause (“Nozione teologico-metafisica…irrazionale e sofistica”) ma solo le leggi costanti, le relazioni ricorrenti.
- Alla egemonia dei filosofi e giuristi dell’età intermedia fa seguito l’egemonia di scienziati e tecnici. Anche per Comte, come per Saint-Simon, i giuristi, principali artefici della Rivoluzione, non sono riusciti a creare un ordine nuovo a motivo della loro concezione astratta dei problemi e del loro principale strumento di persuasione cioè l’eloquenza.
Critica
- I tre stadi comtiani, nella realtà, più che essere momenti in successione e superamento si presentano invece spesso come modelli complementari ed interagenti di lettura della realtà. Si pensi ad un individuo dotato di una forma mentis scientifica, capace nello stesso tempo di usare un linguaggio umanistico e raffinato e di interessarsi, con sensibilità di credente, di tematiche che vanno al di là della dimensione percettiva.
- Al contrario di Comte che considera la religione come il frutto di un pensiero mitico-primitivo, destinato a scomparire con l’avvento della razionalità e della conoscenza scientifica, altri le attribuiscono un significato sociale non solo positivo ma strutturale, cioè funzionale alla vita della società.
- Per Durkheim, ad esempio, la religione rappresenta la materializzazione rivelatrice di un tipo di società, un simbolo sociale che evidenzia le caratteristiche strutturali d’una data società. Non qualcosa di astratto e metafisico ma profondamente connessa con la realtà umano-sociale in quanto esprime concretamente, attraverso i simboli sacri, i contenuti mentali collettivi, l’essenza più intima di una società. (“La vita religiosa è l’espressione concentrata della vita collettiva nella sua intertezza…L’idea di società è l’anima della religione”).
- Per Weber, la religione è un fenomeno sociale ricco di possibilità generative: può addirittura determinare la nascita di determinati tipi di civiltà: calvinismo®capitalismo.
Max Weber: la teoria della modernizzazione (“Economia e società” 1922, postuma).
- Weber dedicò buona parte del suo gigantesco a lavoro a risolvere il problema della genesi storica della modernità, cioè a capire come sia nato il mondo moderno.
- Egli ammette, sempre con Marx, che il nocciolo della modernizzazione sta nel cambiamento radicale dei modi di produzione (industrializzazione), cominciati in Gran Bretagna sul finire del 1700.
- Ma l’economia industriale, per svilupparsi, ha bisogno di un terreno culturale adatto (correlazione funzionale economia-cultura) che consiste in una serie di circostanze favorevoli verificatesi in Gran Bretagna in quegli anni ma già presenti, in modo latente, nella storia e cioè: stabilità sociale, potere statale accentrato e forte, sistema giuridico prevedibile, mercati che assorbono le merci, tassi di credito noti, prelievo fiscale ragionevole, ecc.
- Secondo Weber l’industrializzazione è stata preparata da un processo graduale di razionalizzazione che ha reso la vita sociale sempre meno legata a fatti mitici, poetici e soprannaturali, a questioni personali e particolari, dando rilievo crescente ad una visione fondata sulla ragione e sulle regole.
- Weber chiama questo processo “disincantamento del mondo” da intendere come dominio della realtà attraverso il progresso scientifico. La differenza tra l’uomo moderno e l’uomo primitivo (anche se il primitivo conosce le sue condizioni di vita meglio di noi) è appunto nella maggiore capacità di dominio della realtà.wIl progresso scientifico, per sua natura, è un processo di autosuperamento continuo. A differenza dell’opera d’arte che è sempre tale in ogni tempo, il destino di ogni lavoro scientifico è di essere superato.
- Il disincantamento del mondo, per Weber, dipende soprattutto da quattro fattori:
1. Il concetto di Socrate.
Rappresenta la definizione astratta di una cosa ed il principio d’identità e di non contraddizione. In base al concetto il linguaggio si arricchisce e con esso la vita umana ed in base al principio d’identità è possibile impadronirsi della verità dimostrando che una cosa è vera o falsa, nello stesso momento e sotto il medesimo punto di vista permettendo la logica scientifica.
2. L’esperimento scientifico nel Rinascimento.
Iniziatosi con Leonardo, impiantatosi nella scienza ad opera di Galilei, divenuto teoria ad opera di Bacone, conduce al principio della constatabilità, verificabilità e quantificabilità della verità scientifica.
3. La nascita delle grandi religioni mondiali: Ebraismo, Buddismo, Bramanesimo-Indusimo, Confucianesimo, Taoismo, Shinto, Cristianesimo, Islam.
Esse hanno giovato in due modi. Primo: ponendo la fondamentale distinzione tra naturale e soprannaturale hanno indotto a spiegare la realtà spirituale con i principi della fede e quella mondana con i principi della ragione inducendo così ad un atteggiamento scientifico. Secondo: le grandi religioni hanno creato un ambito universale di eguaglianza umana: infatti, essendo monoteistiche ed universalistiche hanno considerato ogni uomo creatura di un unico Dio e quindi simile dell’altro uomo. Ciò ha gettato le premesse per gli scambi economici su larga scala.
4. La burocratizzazione delle organizzazioni politiche.
Weber distingue due tipi di amministrazione: amministrazione aristocratica, tipica dell’antichità e del Medioevo, ed amministrazione burocratica tipica dell’età moderna. L’amministrazione aristocratica, era basata su rapporti personali tra sovrano e collaboratori (es. vassallaggio-beneficio), sulla confusione tra beni dello Stato e beni privati e sull’utilizzo come collaboratori di aristocratici economicamente indipendenti dal sovrano perchè dotati di propri mezzi militari ed amministrativi. L’amministrazione burocratica è basata su una burocrazia con ruoli definiti, prelevata dalla plebe e stipendiata dal sovrano per cui, da una parte, beni privati e pubblici restano distinti e, dall’altra, mostra caratteristiche di maggiore fedeltà e subordinazione al sovrano, cosa questa che rende lo Stato moderno più accentrato e forte.
5. La razionalizzazione del processo.
La procedura giudiziaria in Occidente ha registrato un’evoluzione ininterrotta dall’irrazionalità (arbitrio decisionale del giudice) alla razionalità (dipendenza del giudizio da principi strettamente codificati) e dalla razionalità materiale (moralità-immoralità di un comportamento: è buono o cattivo) alla razionalità formale (corrispondenza di un comportamento a principi giuridici e non morali: è lecito o illecito).
6. L’alleanza tra Stato e capitalismo.
Questa alleanza è già evidente nel mercantilismo inglese del 1300 in cui lo Stato si presenta e si considera come un’associazione di capitalisti che mira, con un’opportuna politica di dazi, ad importare al minimo prezzo e ad esportare al prezzo più alto. Inoltre lo Stato inglese del tardo medioevo conduce una politica di monopoli che crea industrie ex-novo oppure favorisce quelle esistenti. In tal modo lo Stato accrescendo la ricchezza del paese tende ad aumentare la tassazione e quindi il suo potere.
Seconda scheda
I SOCIOLOGI ANALIZZANO LA SOCIETA’ COMPLESSA
I.Privatizzazione dell’esistenza ed arbitrarietà del consumo
- Eric Hobsbawm, Il secolo breve, Rizzoli, Milano 1995;
- Peter Berger,The Heretical Imperative, N.Y., 1975.
- Secondo Hobsbawm, storico inglese, la società dell’opulenza ha modificato profondamente la visione della vita, secondo una relazione causale tra:
- A. consumismoè B. cultura della “post-durezza”è C. privatizzazione dell’esistenzaè D. impoverimento culturale.
- L’avvento della “società opulenta”, nei decenni centrali del sec. XX, ha determinato l’atteggiamento consumistico, il quale ha generato una nuova concezione dell’esistenza, definita“cultura della post-durezza “, cioè una cultura da cui sono estranee aspettative di fatica e di difficoltà.
- Tale concezione si è consolidata a partire dalla generazione che è diventata adulta negli anni Settanta che è stata la prima nella storia umana ad aver vissuto in una situazione positiva caratterizzata da fattori quali lo sviluppo stabile dell’economia, la piena occupazione, la generalizzazione a tutti i cittadini delle misure di sicurezza sociale, l’assenza di guerre e di rivoluzioni sanguinose.
- Ora, un’esistenza che espelle difficoltà e durezze si trova demotivata alla mobilitazione dell’energie e all’impegno verso mete collettive, poichè ciò presuppone la disponibilità ad affrontare difficoltà ed ostacoli.
- Ne seguono la tentazione al ripiegamento nella sfera privata e la centralità dei desideri privati che si manifestano in una generale atmosfera di disimpegno sociale e depoliticizzazione.
- Per H. il consumismo ha innescato una rivoluzione culturale che si presenta caratterizzata da due aspetti: antinomiana e demotica.
- Rivoluzione antinomiana (da anti-nomos: avversione alla legge morale). In altre parole, la mentalità contemporanea rifiuta i modelli sociali del passato, anche recente, non già in nome di modelli alternativi, bensi in nome dell’autonomia illimitata dei desideri individuali, la quale si pone in un’antitesi di principio verso ogni normatività: “Il vecchio vocabolario morale dei diritti e dei doveri, delle obbligazioni reciproche, del peccato e delle virtù, del sacrificio, della coscienza, dei premi e delle pene, non poteva più essere tradotto nel nuovo linguaggio della gratificazione immediata dei desideri”.
- Questa rivoluzione “antinomiana” ha svuotato di significato soggettivo le istituzioni sociali riducendole a meri apparati di costrizione. Ciò ha comportato un esautoramento dei modelli etico-religiosi, sfociato nella liberalizzazione del sesso e della droga. Bersagli della riv. “antinomiana” sono stati la famiglia, in quanto unità sociale fondata sul matrimonio concepito come relazione privilegiata tra gli sposi e orientata alla procreazione, e le Chiese, in quanto supremi modelli normativi della coscienza collettiva.
- Rivoluzione demiotica (da demotikòs: popolare) in quanto s’incentra sulla componente immediata dell’esistenza, escludendo quella intellettuale, rappresentata da problemi teorici, questioni culturali, ideali, valori ecc. L’ambito della rivoluzione consumistica è la piattezza della vita quotidiana: ciò predispone ad una concezione banalizzata dell’esistenza. Alle teorie “logicamente coerenti ed approfondite” si preferiscono quelle che esprimono “opinioni largamente diffuse”: si preferisce cioè la popolarità delle idee ad aspetti di tipo logico-etico.
- Si assiste, di conseguenza ad un’ottundimento o opacizzazione della vita mentale. Si tratta di un restringimento degli orizzonti dell’esperienza. Viene meno il gusto dell’interrogativo sul senso della storia e quindi dell’argomentazione razionale a sostegno di una determinata interpretazione del mondo. Cresce il disinteresse verso gl’ideali che l’uomo ha maturato in epoca moderna: il progresso generale del genere umano, la costruzione di un’alternativa migliore alla società attuale, la sollecitudine per contrastare le disparità di potere, per modificare la fisionomia del potere economico e per rintuzzare l’influenza che questo esercita sulla politica e sulla cultura.
- Due indicatori dell’impoverimento culturale.
- 1. L’impoverimento formativo. Dopo gli anni ‘50 perfino i bambini delle classi colte del mondo occidentale perdono il gusto alla lettura che caratterizzava i loro genitori:”Le parole che dominano la società dei consumi non sono nè quelle della Bibbia nè quelle degli scrittori laici, ma i marchi dei beni di consumo o di qualunque prodotto vendibile”.
- 2. L’impoverimento della produzione artistico-letteraria. Nella produzione artistico-culturale si nota un grande dislivello tra la genialità e la sensibilità intellettuale del primo Novecento e quella degli ultimi decenni. Il primo Novecento, infatti, è caratterizzato da grande fertilità nel campo delle scienze filosofiche, psicologiche, sociologiche ed economiche (Popper, Heidegger, lo Strutturalismo, la Psicanalisi, Durkheim, Weber, Pareto, Keynes e Schumpeter), nel campo della letteratura (Proust, Joyce, Kafka, Thomas Mann, gl’insuperati “anni Venti” della narrativa statunitense), e nel campo delle arti figurative e della musica. Quanto alla narrativa “se cerchiamo grandi romanzi e grandi romanzieri nella seconda metà del secolo, cioè quelli che hanno come materia una società o un’epoca intera, li troveremo fuori della cultura occidentale”.
- Secondo il sociologo americano Berger l’orientamento consumistico poggia sulla relazione causale:
- spazio privatoèarbitrarietà del consumoèirrilevanza della sceltaèinsignificanza esistenziale
- Anche per Berger, infatti, lo spazio esistenziale del consumatore è lo spazio privato in quanto al consumo sono destinati due dimensioni che hanno natura privata: il tempo libero, da una parte, e la casa, dall’altra.
- Ora tutto ciò che è privato è per ciò stesso arbitrario, in quanto dettato dalle preferenze del momento che non sono sindacabili da parte di qualunque autorità o esigenza pubblica. Ma l’arbitrarietà delle scelte comporta l’insignficanza delle stesse.
- Il consumatore, a motivo della dimensione privata in cui si muove, opera scelte basate sulla pura opzionalità, secondo il principio che nessuna di esse ha più rilevanza di tutte le altre. In tal modo matura un atteggiamento psicologico di libertà esente da vincoli che tende poi a generalizzare a tutto il resto della vita, pervenendo così ad una cultura del relativismo e della insignificanza esistenziale. Questa contrassegna la società contemporanea nella quale “il bisogno di senso viene affidato alla vita privata e all’organizzazione del tempo libero, ma il fatto che ciò avvenga a piacimento di ciascuno distrugge il carattere vincolante che è proprio del senso stesso”.
II. I simboli del consumismo e la scomparsa della morte
-Francesco Alberoni, Consumi e società, Il Mulino, Bologna 1967;
-David Riesman, La folla solitaria, Il Mulino, Bologna 1956;
-Thomas Luckmann, La religione invisibile, Il Mulino, Bologna 1969;
-Martin Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, Milano 1990.
-Secondo il sociologo italiano Alberoni, il principio costitutivo del consumo di massa del XX sec. è un’ atteggiamento esistenziale incentrato sulla sfera privata e sgombro delle tensioni che sono connaturate a un modo impegnato di concepire la vita.
- Il tempo più significativo per l’uomo consumistico, secondo Alberoni, non è il tempo lavorativo ma il tempo libero inteso come spazio privato, cioè come dimensione temporale-spaziale sottratta al dominio del pubblico e caratterizzata da distensione, sospensione della concentrazione e riposo.
- Simbolo di questo atteggiamento è il bene di consumo più rappresentativo, l’automobile che ha appunto il significato di un diritto alla propria privatezza e tende ad una libertà priva di vincoli.
- Altra manifestazione tipica dell’atteggiamento consumistico è, per Alberoni, il divismo inteso come materializzazione del desiderio di una vita privata facile e felice. I “divi” impersonano l’interpretazione privatistica dell’esistenza come espansione illimitata del desiderio della facilità della vita. Essi donano al pubblico, attraverso il meccanismo della identificazione, una “soddisfazione vicaria”, cioè mediata ed immaginaria, dei desideri di una vita privata facile ed irresponsabile, guidata dal principio del piacere anzichè dal principio della realtà.
-Riesman nota, a proposito, il riflesso di questo atteggiamento divistico nella letteratura americana: infatti mentre la letteratura popolare dell’Ottocento narrava storie di “eroi della produzione”, individui concentrati sul lavoro che conquistavano il successo dopo una dura lotta, la letteratura popolare del Novecento è incentrata sugli “eroi di consumo”, che sono identificati dalle preferenze in materia di abiti, donne, divertimenti, e si presentano affabili, rilassati, attraenti, idonei dunque a comunicare e ad attivare sensazioni di comodità e sentimenti di sicurezza.
- Secondo il sociologo Luckmann nella società consumistica il codice valoriale non ha significato universale ed oggettivo ma personale e privato. Infatti, per L., “la mentalità del consumatore non è limitata ai soli prodotti economici, ma caratterizza il rapporto dell’individuo con l’intera cultura la quale, esattamente come i vari mercati del consumatore, si configura come un eterogeneo assortimento di possibilità accessibili”.
- La crisi delle concezioni universali della realtà. Per L. la religione costituisce il tipo più compiuto di rappresentazione del mondo in quanto solo essa riesce a trascendere la realtà biologica dell’uomo e la routine quotidiana dando una risposta al problema del significato ultimo del mondo. Solo la religione è in grado, soprattutto di fronte agli eventi straordinari della nascita, della sofferenza e della morte, di conderire un significato umano elevato alla vita quotidiana, sottraendola alla casualità ed alla ripetitività.
- Ma nella società occidentale contemporanea per L., la religione e le altre concezioni universali della realtà (le filosofie, ad esempio) hanno perduto la capacità di conferire un significato alla vita quotidiana. Di conseguenza l’uomo contemporaneo non riesce a trascendere l’orizzonte della quotidianità dominato dagli imperativi della sopravvivenza, della sicurezza, del benessere.
- Avendo perduta la trascendenza religiosa l’uomo consumistico si chiude nella sfera privata-quotidiana, ponendo al centro la famiglia (intesa non come istituzione ma come ambiente-rifugio affettivo-comunicativo) ed il sesso che assurge a “ fonte di significanza ultima per l’individuo che si è ripiegato nella sfera privata”.
- Caratteristica psicologico-culturale dell’età contemporanea, per L., è anche la “scomparsa della morte” la quale è comprensibile solo all’interno di un’interpretazione globale dell’esistenza che è assente nell’attuale società.§ Per L. la morte, evento negativo per eccellenza, è paradossalmente indissociabile dal valore positivo dell’esistenza stessa. La morte, infatti, costituisce, dopo la nascita, l’evento più straordinario della vita umana, nonchè il suo momento culminante. Inoltre, lo stesso attaccamento alla vita, che induce a distogliere l’attenzione dalla morte, acquista il suo autentico significato, proprio dal riconoscimento della morte. L’indebolimento del senso della morte comporta dunque l’indebolimento del senso della vita.
- Il filosofo tedesco Heidegger, da parte sua, ha definito per la prima volta nella storia della filosofia, la condizione privata dell’esistenza. Essa è insediata nell’orizzonte della banalità quotidiana, che è contrassegnata congiuntamente dalla casualità e dalla ripetitività. § Nell’orizzonte dispersivo e livellato della banalità quotidiana l’individuo vive una esistenza “inautentica” nella quale la “chiacchera” fa le veci del discorso e del dibattito razionale e la semplice “curiosità” supplisce all’ottundimento della capacità di provare “meraviglia” e stupore di fronte al mondo. § Nell’esistenza “inautentica”, l’individuo è innanzitutto impossibilitato a prendere coscienza della propria destinazione alla morte. L’elusione del tema della morte costituisce per H. uno dei tratti più distintivi dello stile d’esistenza immerso nella banalità quotidiana che contrassegna la società dei consumi.

Grafologia e Test








