Darwin e la selezione naturale

E’ evidente che negli esseri viventi (vegetali ed animali), lungo il corso del tempo, si verificano, sotto l’influsso delle condizioni ambientali, piccole variazioni organiche. Esse sono funzionali all’adattamento individuo-ambiente e quindi vantaggiose per i soggetti che riescono a svilupparle. Solo gl’individui “adatti” o “forti”, cioè capaci di interagire con l’ambiente e di trasformarsi, possono, di conseguenza, sopravvivere. Gli altri, invece, “non-adatti” o “deboli” sono condannati all’estinzione.

Frequento il quinto anno di uno scientifico e preparando il percorso d’esame “Vincitori e vinti” non so come ricollegarlo a Latino e alle materie scientifiche (matematica, fisica, scienze)…idee?

Risposta.

- Per quanto riguarda il Latino, ti consiglio le commedie di Plauto, nelle quali i figli, grazie alla scaltrezza dei servi, hanno sempre la meglio su genitori, soldati e potenti.

- Per Scienze, potresti focalizzare la teoria darwiniana della selezione naturale e della lotta per la sopravvivenza, in cui i soggetti che si adattano riescono a sopravvivere, al contrario dei non adatti.

Ti spedisco qui sotto una mia scheda.
Per Matematica e Fisica, non saprei.
Buon lavoro,
Luciano.

da Luciano Verdone, Schede strutturate di Filosofia contemporanea, Andromeda, 2001.

Il CASO DARWIN

Tutto ebbe inizio con un viaggio. Il 21 dicembre 1831, Charles Robert Darwin (1809-1882), naturalista inglese, si imbarca sul brigantino Bearle per un viaggio intorno al mondo, durato cinque anni. Nelle isole Galapagos, egli studia le trasformazioni che alcune tartarughe subivano, nei vari isolotti, per adattarsi alle diverse condizioni ambientali. Da qui, Darwin sviluppa la tesi sull’evoluzione dei vegetali ed animali come risposta adattiva e selettiva alle provocazioni ambientali. Tornato in Inghilterra, si dedica a riordinare il materiale raccolto dando vita alla sua opera più famosa, L’origine della specie, che appare nel 1859, ottenendo subito uno strepitoso successo.

- La teoria di Darwin si fonda sui seguenti principi:

1. La selezione naturale. Darwin osserva che i coltivatori e gli allevatori ottengono l’evoluzione dei vegetali ed animali per selezione artificiale da esemplari inferiori.

- Egli conclude che ciò che l’uomo fa per le piante e gli animali producendo gradualmente le varietà più utili ai suoi bisogni, la natura può ben farlo su scala immensamente più vasta, determinando, in modo selettivo, la sopravvivenza dei soggetti più adatti.

2. Variazione fortuita di tipo adattivo. E’ evidente che negli esseri viventi (vegetali ed animali), lungo il corso del tempo, si verificano, sotto l’influsso delle condizioni ambientali, piccole variazioni organiche. Esse sono funzionali all’adattamento individuo-ambiente e quindi vantaggiose per i soggetti che riescono a svilupparle.

- Tali trasformazioni, accumulate e trasmesse per eredità ad altri individui, perfezionano lentamente gli organismi fino a determinare il loro passaggio da una specie all’altra.

3. Lotta per la sopravvivenza. Solo gl’individui “adatti” o “forti”, cioè capaci di interagire con l’ambiente e di trasformarsi, possono, di conseguenza, sopravvivere. Gli altri, invece, “non-adatti” o “deboli” sono condannati all’estinzione.

4. La discendenza dell’uomo. Darwin parte dalla constatazione che “non esiste alcuna differenza fondamentale fra l’uomo e i mammiferi più elevati per ciò che riguarda le loro facoltà mentali”. La specie umana, come tutte, si sarebbe prodotta secondo le leggi della “selezione naturale” abbinate a quelle della “variazione fortuita” e, come tutte, esisterà finché sarà in grado di adattarsi all’ambiente in cui vive. La differenza fra l’intelligenza e il linguaggio dell’uomo e quelli degli altri animali è, per Darwin, una differenza di grado e non di sostanza. La specie umana, dunque, secondo Darwin, deriverebbe dalla scimmia. Due osservazioni:

a. L’uomo deriva dalla scimmia non per evoluzione ma per selezione naturale.

b. Darwin espresse la sua tesi come ipotesi biologica, ritenuta conciliabile sia con la religione, sia con la dignità umana.

Le reazioni dell’universo religioso al libro di Darwin non si fecero attendere per i seguenti motivi:

a. Secondo le tesi di Darwin, soprattutto nell’elaborazione dei suoi sostenitori, anche le capacità superiori dell’uomo, come il pensiero, il linguaggio, le facoltà morali, e la stessa anima, sarebbero il frutto di modi di adattamento all’ambiente e di perpetuarsi.

b. Le tesi darwiniane sembravano smentire il racconto biblico della creazione diretta ed individuale,

da parte di Dio, delle piante, animali e dello stesso uomo (“fece ciascuno secondo la sua specie”).

c. Le tesi darwiniane concepivano le variazioni evolutive come conseguenza del caso anziché di una progettualità.

La polemica fra le due fazioni fu aspra e culminò, nel 1860, con una condanna senza appello, nel Concilio provinciale di Colonia.

Ma col tempo risultò che nessuna delle due parti aveva completamente ragione.

Infatti, la scienza di oggi, pur essendo in grado di ricostruire con argomenti attendibili la lunga traiettoria della vita, sull’evoluzione ha ancora poche verità certe da sbandierare e naviga ancora tra tante ipotesi. Inoltre ha rimaneggiato più volte il primitivo nucleo teorico delle teorie di Darwin.

Per quanto riguarda la teologia, a fine ottocento, i biblisti, nella lettura del primo libro della Bibbia, sono passati dal genere letterale-storico a quello sapienziale-poetico. Essi cominciarono ad insegnare che il racconto della creazione di Genesi non è la cronaca di un fatto, secondo lo stile scientifico moderno, ma la risposta immaginifica al problema dell’origine del mondo, rielaborata attraverso l’esperienza religiosa di un popolo primitivo. Gli autori sacri, attraverso immagini e metafore, non intendono rispondere alla domanda “Che cosa è accaduto alle origini del cosmo e dell’uomo” ma “Che senso ha l’uomo nell’universo”.

La risposta biblica mira ad insegnare due verità fondamentali:

a. Che il mondo creato è opera esclusiva di Dio.

b. Che l’uomo, sia che provenga direttamente dalle mani di Dio, sia che sia il frutto di un processo evolutivo, è il vertice della creazione e a lui sono orientati tutti gli altri esseri.

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