La donna nella storia

"Ciascuno dei due possiede la totalità e la dignità dell’essere umano, ma non nella stessa forma" (Giovanni Paolo II)


PERCORSI PER ESAMI DI STATO
Salve professore… vorrei un cosiglio su cosa poter collegare di filosofia nella mia tesina sulla donna… grazie in anticipo!!!

Risposta:

Ti raccomando due fonti. Scegli tu:

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il saggiatore, Milano.
oppure:
Elena Gianini Belottti, Dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano.

Buon lavoro.

T’invio, comunque, una scheda tratta dal mio libro:

Luciano Verdone, Emergenza educativa, Paoline, Milano.

Essere uomo, essere donna

Riflettiamo sulle seguenti affermazioni, selezionando quelle che ci colpiscono maggiormente.

Le due metà della mela.

- Ha scritto il teologo protestante Karl Barth che nella civiltà greco-cristiana, nei riguardi della diade uomo-donna, abbiamo assistito ad una secolare subordinazione della donna all’uomo di tipo funzionale, limitata, cioè, ai ruoli sociali dei due sessi. Questo significa che il pensiero migliore dell’Occidente ha sempre riconosciuto la sostanziale parità ontologica fra uomo e donna ma non ha mai instaurato una parità sociale.

- Se da una parte, infatti, troviamo Platone che afferma: “Le donne dovrebbero di fatto, nei limiti del possibile, prendere parte a tutte le occupazioni degli uomini”, dall’altra, Aristotele sentenzia che “La donna è donna in virtù di una certa assenza di qualità”.

- Ci sono voluti secoli di evoluzione culturale per arrivare ad ammettere che “L’uomo e la donna sono due modi di sperimentare l’essere persona” (Giovanni Paolo II). Che “Non esistono qualità maschili e femminili ma solo qualità umane” (Elena Gianini Belotti).

- L’evoluzione della consapevolezza femminile è passata, sostanzialmente, attraverso tre fasi:

a. Il primo femminismo, a cavallo fra Ottocento e Novecento, si è battuto per la parità dei diritti (voto, trattamento sul lavoro, servizi per la custodia dei bambini…) ma ha rischiato di fare della donna una “fotocopia dell’uomo”, perdendo di vista lo specifico femminile.

b. Il secondo femminismo, esploso negli anni ottanta del Novecento, ha mirato, invece, alla distinzione ed all’identità, al modo specifico della donna di essere persona. Parola d’ordine: “parità nella diversità”.

c. Il femminismo attuale, iniziato negli anni novanta, ha come concetto chiave la reciprocità: l’uomo e la donna realizzano la persona umana solo all’interno di una relazione frontale ed interfunzionale, senza subordinazioni o astratte omologazioni.

• “Non è bene che l’uomo sia solo. Voglio fargli un aiuto che gli sia simile” (Bibbia, Libro della Genesi).

• “Gli stessi sentimenti hanno tempi differenti nella donna e nell’uomo. Motivo per cui uomo e donna non cessano di fraintendersi” (Friedrich Nietzsche).

• “L’uomo non è superiore alla donna, né la donna all’uomo. Ciò non vuol dire che siano uguali in tutto. Ciascuno dei due possiede la totalità e la dignità dell’essere umano, ma non nella stessa forma” (Giovanni Paolo II).

• “Il riferimento fondamentale va fatto non tanto al sesso quanto alla persona. Non sussiste il sesso come realtà a se stante ma solo la persona sessuata” (Conferenza episcopale italiana).

• “Il corpo, in quanto sessuato, esprime la vocazione dell’uomo alla reciprocità, cioè al mutuo dono di sé” (Conferenza episcopale italiana).

• “Gli uomini che parlano male della donna, o le donne che disprezzano gli uomini, lasciano molto in sospetto sulla completezza della loro evoluzione sessuale” (Leonardo Ancona).

• “Non più ripartizioni di compiti – a me il sacerdozio, la giustizia, la politica, a te la casa, l’educazione dei figli, l’assistenza – ma fare entrambi le stesse cose, e farle in modo diverso” (Bruno De Marchi).

• “La donna, nel nome della liberazione dal dominio dell’uomo, non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria originalità femminile. Esiste il fondato timore che su questa via la donna non si realizzerà, ma potrebbe invece deformarsi e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza” (Giovanni Paolo II).

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