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Perchè tanta tristezza?

Quanta evoluzione nell'ultima manciata di anni. "Il mondo - ha scritto qualcuno - è cambiato più da quando sono nato ad oggi che dall'epoca di Giulio Cesare a quando sono nato".



Bambini degli anni quaranta nelle campagne abruzzesi (Tortoreto, in provincia di Teramo). A ridosso della seconda guerra. Sguardo triste, senza speranza, puntato a terra. Solo la bambina di destra guarda l’obiettivo.
Cosa ha prodotto quello sguardo?
I disagi della guerra, genitori spezzati dal lavoro ed incapaci di sorridere, di una carezza. Padri abbrutiti dall’alcol, madri che muoiono di parto… Una società feudale con forti e deboli, priva di riscatti e mobilità. Uno scenario di vita senza cielo e senza orizzonti.
Sono trascorsi poco più di cinquant’anni e sembrano passati secoli.
Ci divide da quei bambini il boom economico, il progresso scientifico, l’elevazione degli stili di vita, la cultura dell’attenzione all’uomo ed al bambino.
Se si osservano bene le raccolte fotografiche, si nota che, solo intorno agli anni sessanta, compare sul volto dei bambini una luce nuova, di serenità e sicurezza.
Quanta evoluzione nell’ultima manciata di anni.
“Il mondo - ha scritto qualcuno - è cambiato più da quando sono nato ad oggi che dall’epoca di Giulio Cesare a quando sono nato”.

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