Questo sito contribuisce alla audience di

L'ottimismo

Ci sono culture che non conoscono l’umorismo. Si pensi alle civiltà precolombiane ossessionate dall’angoscia della fine del mondo. La barzelletta, ad esempio, è un’invenzione occidentale: per gli Islamici può essere persino una provocazione imperdonabile. Ma la capacità di sorridere e di ridere è il frutto di millenni di evoluzione culturale.



Il riso è tutt’altro che stupido. E’ un mistero che affonda le radici in complessi meccanismi inconsci.
E’ noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che d’ironia benevola.
Il suo primo effetto positivo è quello di facilitare le relazioni. In un momento di difficoltà, quando il rapporto diventa conflittuale, chi riesce a ridere, ha vinto la partita.
Ridere insieme poi, sdrammatizza, crea complicità e senso di appartenenza.
Ridere, inoltre, genera distanziamento, grazie al quale meccanismo riusciamo a guardare i problemi dall’esterno, come se non ci appartenessero, a sgonfiare i mostri.
Altro effetto positivo del ridere è quello di liberare il subconscio dai contenuti censurati, attraverso fulminee illuminazioni.
Se il sorriso è la serena constatazione di quanto già si conosce, il ridere, invece, è l’improvvisa rivelazione di ciò che si ignora.
L’umorismo è comunque catartico, sostiene Freud. “L’uomo ridendo – egli scrive – si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”.

Questo ed altro in un opuscolo di facile lettura:
Luciano Verdone, L’ottimismo, Paoline 2009, E. 4,5.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti