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A chi giova svilire l'immagine umana?

Assistevo, l’altra sera, ad una commedia dialettale all’aperto. Infastidito dalle insistenti volgarità, ad un certo punto, abbandonavo il mio posto e me ne andavo. Perché, mi sono chiesto, ricorrere ad una comicità di basso livello, quando altri, lavorando con arguzia e intelligenza, raggiungono un umorismo più raffinato? E perché, soprattutto, noi esseri umani godiamo nello svilire la nostra immagine? Dimenticando che essa è, in natura, la realtà più complessa e perfetta. Eppure, la parte pulsionale e primitiva di noi sembra interessata a profanare, quasi con compiacimento, l’idea e la figura dell’uomo, rappresentando in modo osceno il corpo e le sue funzioni. Ed un certo linguaggio, popolare e cinematografico, ama descrivere con parole indecorose la realtà sessuale. L’identità femminile, in particolare, sembra oscillare, nella nostra cultura, da raffigurazioni celestiali a cupe simbologie bestiali, da fogna. Come mai? E perché tale contrasto semantico interessa proprio l’Occidente cristiano mentre risulta estraneo alla cultura islamica ed orientale?



E’ come se dimenticassimo, qualche volta, che l’immagine umana è, in natura, la realtà più complessa e perfetta.
Tant’è vero che, dopo aver visitato città e monumenti, monti e laghi, ammettiamo, alla fine, che non c’è nulla di più interessante dello sguardo di un uomo e la relazione sincera fra due persone. Nei nostri occhi si affaccia l’oceano dell’anima. Palpita il cuore con emozioni e sentimenti, aspirazioni e timori.
Eppure, la parte pulsionale e primitiva di noi sembra interessata a profanare, quasi con compiacimento, l’idea e la figura dell’uomo, rappresentando in modo osceno il corpo e le sue funzioni. Ed un certo linguaggio, popolare e cinematografico, ama descrivere con parole indecorose la realtà sessuale.
L’identità femminile, in particolare, sembra oscillare, nella nostra cultura, da raffigurazioni celestiali a cupe simbologie bestiali, da fogna.
Come mai? E perché tale contrasto semantico interessa proprio l’Occidente cristiano mentre risulta estraneo alla cultura islamica ed orientale?
Sembrerebbe che l’esaltazione della donna, operata dal Cristianesimo, la sua identificazione con la sublime immagine della madre di Dio, abbia generato, per compensazione, il bisogno di un recupero polare in termini di carnalità.
Ecco, allora, la trasformazione della donna in “cosa”, la privazione dell’alone di cui è stata circondata. Ecco il passaggio dalla “donna angelo” alla “donna erotica”.
Ecco, allora, gl’Italiani, che, al dire di qualcuno, hanno in cima ai loro sentimenti la Madonna - come gli americani la bandiera - bestemmiarla, anche trivialmente. Gli stessi, magari, che contendono per portarne la statua in processione.
Credo che molte donne vivano, in modo conflittuale, tale divaricazione.
La società dovrebbe riflettere. Quello di tener alto il livello concettuale della persona (e soprattutto della donna, polo strategico dell’universo culturale) è dovere educativo, è interesse di tutti, è conveniente al benessere sociale.
Quando, infatti, consentiamo che l’immagine umana subisca la demolizione sistematica dello spettacolo, allora accettiamo con leggerezza la devastazione dei valori, a svantaggio soprattutto dei deboli. Aprendo la porta alla violenza stupida ed ordinaria.
Gli uomini, infatti, abitano i loro concetti.

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