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Il decreto contro i lavavetri a Roma

A Roma, nei prossimi giorni, entrerà in vigore un decreto contro i lavavetri, già applicato a Firenze. Si tratta, per intenderci, degli stranieri appostati ai crocevia che puliscono, più o meno autorizzati, il parabrezza delle auto in cambio di un’improbabile offerta in denaro. Molti intervistati sono risultati d’accordo. Altrettanti, no. Mi ha colpito la risposta di una signora: “Hanno il diritto di campare anche loro”. ..


Questa risposta, infatti, può racchiudere livelli diversi di significato.
Può indicare che il diritto a vivere è fondamentale per tutti, a prescindere da ciò che si possiede.
Può evidenziare che ci riconosciamo nell’altro come nostro simile dentro l’universo umano.
Può sottolineare che in fondo essi stanno lavorando e non chiedendo l’elemosina.
Può alludere alla sconfinata dignità di ogni essere umano.
O, ancora, al fatto che in ogni persona, quasi certamente in ogni essere vivente, c’è una presenza divina.
Che quel Qualcuno che provvede a tutti, può servirsi di noi per provvedere agli altri. E che non saranno quelle briciole ad impoverirci. Anzi…
“Io porto sempre in macchina gli spiccioletti per loro”, ha precisato quella signora.
Ma, chiediamoci: cosa c’è sotto provvedimenti come questo?
Senza dubbio l’aspirazione a vedere le nostre città più dignitose, quasi in un soprassalto di orgoglio identitario. Firenze, Roma…
Su questo sarei anche d’accordo. Ma i mezzi, consentitemi, sono ben altri.
Visitando la capitale ci accorgiamo che chi la governa – di destra o di sinistra che sia – non si rende conto di quale città ha tra le mani.
Cerchi la Roma classica e trovi la piramide Cestia ingombra di materiali di risulta. Cerchi la Roma cristiana ma se percorri a piedi l’itinerario fra le due maggiori basiliche della cristianità (S. Pietro e S. Paolo) ti accorgi di attraversare quartieri da terzo mondo, strade, come la via Ostiense, ingombre di carte e di rifiuti.
Non sarà il caso di cominciare ad insegnare agli Italiani, attraverso la scuola ed altri mezzi di sensibilizzazione, qual è la natura del paese che hanno avuto la sorte di ereditare?
Ma in che modo? Con una sola ora di storia dell’arte confinata nei licei classici? Con la perdita della memoria e l’attitudine a trasformarci in provincia americana? Con le tre “i” del mondo anglosassone (inglese, informatica, industria)?
Consentitemi. Si può essere globali senza smettere di essere se stessi?

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