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Il candore della menzogna

La tempesta ha avuto inizio, se non sbaglio, con Corrado Augias il quale, nel suo libro Inchiesta su Gesù, sostenne che la fede nella divinità del Cristo sarebbe stata elaborata in epoca costantiniana, intorno al 300, quasi non fosse presente, fin dall’inizio, nelle pagine neotestamentarie e negli scritti dei padri delle prime comunità. Sempre Augias, tornò alla carica con Inchiesta sul Cristianesimo, riproponendo la storia della Chiesa come un intreccio tenebroso di spiritualità, astuzia e potere. L’ultima aggressione viene da Claudio Rendina, autore de I peccati del Vaticano. In quest’opera, oltre a ribadire il binomio Chiesa-corruzione, l’autore si propone di demolire, pietra dopo pietra, tutte le certezze storiche del Cattolicesimo...



Stiamo assistendo, negli ultimi tempi, ad una fioritura di pubblicazioni che prendono di mira i due capisaldi basilari della nostra civiltà: Cristo e la Chiesa. Sembra che esista, da qualche parte, una centrale organizzata per sradicare la pianta che ci ha generati.
Per la verità, il Cristianesimo conosce da secoli i turbini della negazione. Ma negli attacchi di oggi c’è qualcosa di diverso. La menzogna presentata con naturalezza.
Augias, Rendina e compagni hanno fatto proprio il principio che se si vuole mentire bisogna dirla grossa e farlo con disinvoltura.
Questi autori affrontano problemi che richiederebbero volumi ponderosi e complessità di impostazione, in brevi, ingenui capitoli. Le loro affermazioni sono perentorie, non dimostrate.
Essi seguono la tecnica leggera del documentario televisivo che, affermazione dopo affermazione, immagine dopo immagine, finisce per convincerti di qualunque fantasia.
Il successo di questi libri dipende da una mistura d’ingredienti: ricostruzione storica semplificata, prevalenza della tesi sugli argomenti, fascino delle affermazioni paradossali. Ma anche la sprovvedutezza storica dei lettori di oggi.
Valga un esempio per tutti. Rendina afferma che la presenza delle ossa di san Pietro sotto l’altare maggiore della basilica vaticana sarebbe un’invenzione dei papi come sostegno alla pretesa di essere successori dell’apostolo e capi della Chiesa. Egli accenna velocemente, senza dargli peso, all’importante testimonianza di Gaio del duecento dopo Cristo. Ignora volutamente le fonti patristiche. Sorvola il fatto storico inattaccabile di una tradizione bimillenaria di gente che si reca a Roma per venerare le tombe degli apostoli. Soprattutto, non fa parola dei quaranta anni di ricerche, nei sotterranei di San Pietro, da parte dell’archeologa Margherita Guarducci e della sua certezza scientifica, espressa in un volume autorevole, sull’identità del corpo del primo papa.
Ma si può fare storia a colpi d’ideologia? “Calunnia, calunnia, - scrive Voltaire - qualcosa resterà”.

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