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La paura di mangiare fuori casa

Tra le varie fobie, ve n'è una curiosa. La paura di mangiare fuori casa.... Torniamo a parlarne, sollecitati dalla lettera di un internauta.



PROBLEMI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Pensavo di essere il solo ad avere questo problema, non so cosa fare.

RISPOSTA

Come vedi, non sei il solo.
Mi chiedi cosa fare.

Ti spedisco di seguito ciò che ho consigliato ad una ragazza che soffre dello stesso problema:
1. AUTOANALISI
Per comprendere la tua fobìa è utile che tu compia un viaggio mentale nel primo anno di vita, la cosiddetta “Fase orale”, nella quale domina l’”atteggiamento incorporatorio” (il bambino si percepisce come uno che mangia) ed è fondamentale il binomio “cibo-madre”: le due cose sono praticamente associate. Diciamo che una parte di te è rimasta fissata a questa associazione. Rifiutando il cibo fuori casa tu implicitamente continui a scegliere inconsciamente come unico mondo la figura materna. Perché? Ti difendi dalla novità confermando equilibri rivelatisi rassicuranti. Ti difendi dalla crescita e forse anche, implicitamente, dalla crescita sessuale associata all’atto incorporatorio. Può darsi che questo meccanismo si sia innescato nel momento in cui hai fatto ingresso nella realtà sociale attraverso la scuola d’infanzia, avvenimento, questo, lacerante e traumatico per molti, specie se effettuato quando il bambino non ha la dovuta maturità psico-fisica. Hai scritto tu stessa, infatti: “Con i miei coetanei soprattutto maschi ho più disagio che con altre persone di età molto diversa dalla mia”. Il distacco dalle figure parentali deve essere stato terribile e ti ha portato a rinforzare sicurezze della prima infanzia. Torna con la mente a quei momenti, chiedi notizie ai tuoi circa il comportamento manifestato nei primi giorni della scuola d’infanzia. Dammi conferma. Con affetto. Luciano.

2. COME INTERVENIRE
Credo che tu possa adottare queste direttrici comportamentali.
1. Accettazione e relativizzazione.
Ammetti ttranquillamente di posedere questo problema. Distinguilo da te stesso con un atto di autotrascendenza: tu non sei un problema ma hai un problema; tu non sei solo questo ma hai tante altre qualità e possibilità.
2. Alteroinvestimento.
Proiettati sugli altri, sulle loro ansie e sentimenti. Vivendo negli altri finisci per depolarizzarti da te. Anzi lo stimolo ansiogeno viene sublimato in energia positiva.
3. Dipendenza positiva.
Prova a creare delle associazioni mentali fra cibo e musiche gradevoli, paesaggi ameni, profumi deliziosi, belle ragazze. In fondo, ogni ragazza può essere paragonata ad una brevanda o ad un cibo.
4. Dereflessione ed intenzione paradossa.
Quando il sintomo ansioso diventa forte, prova a riderci sopra di cuore (dereflessione) ed a portalo mentalmente all’estremo, fino alla nausea peggiore (intenzione paradossa). Se riesci ad affrontare mentalmente il massimo sarai meglio capace di gestire il minimo che la realtà di presenta.

Affettuosamente. Luciano.

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