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Ancora Natale

Ancora un Natale di crisi, povero di orizzonti. Scenari planetari difficili, tra povertà ed emergenza ecologica. Giovani disoccupati, appoggiati ai genitori anche oltre i trentacinque anni. Aziende chiuse, lavoratori senza stipendio. Politici focalizzati su se stessi, litigiosi, deludenti… Ma ciò che più preoccupa è la crisi di certezze, l’eclissi di speranza. La perdita d’identità. L’uomo occidentale non sa più chi è. Per questo, non può progettare nessun futuro...



Strasburgo impone il modello della cittadinanza astratta, abolendo simboli culturali tipici come il Crocifisso. Eroi del nichilismo balzano ogni volta a Natale sul proscenio della cronaca. Prima, a Bolzano, l’abolizione del presepe. Ora, a Cremona, sempre in una scuola elementare, il Natale diventa la Festa delle Luci.
Strano tipo di democrazia. Si priva la maggioranza degli alunni della festa tradizionale per eccellenza per favorire una minoranza di stranieri che, chiedendo il rispetto per la loro cultura, non possono pretendere, a maggior ragione, di negare quella di chi li ospita.
Mi chiedo se chi agisce così lo fa per apertura multiculturale o per deficit identitario, congiunto a prurito di protagonismo. E se chi, all’opposto, si barrica di fronte alla diversità degli altri, agisca per attaccamento alle proprie radici o, piuttosto, per disorientamento, paura, povertà di parametri di riferimento.
Non è l’identità a chiudere il cuore ma l’aridità interiore. L’ignoranza. Abbiamo bisogno di gente che sappia arricchirsi della cultura altrui senza rinunciare alla propria.
Qualche volta, sì, c’è bisogno anche di quella che Oriana Fallaci chiama “La rabbia e l’orgoglio”.
Rabbia non solo perché i musulmani possono alterare con una selva di minareti l’immagine delle nostre città. Ma, soprattutto, perché noi Italiani, nelle stesse, città, passiamo indifferenti, ogni giorno, di fronte ad immense ricchezze d’arte, senza guardarle.
Perché Barcellona, con le sue discoteche, ha superato il numero di turisti che visitano Roma. E persino i nostri liceali, greggi belanti guidati da insegnanti compiacenti, si recano nei luoghi dell’evasione, snobbando gli scenari della cultura.
Ed orgoglio, sì orgoglio, per quello che siamo ed abbiamo.
Sapere che in questi giorni celebriamo la festa della pace, dell’intimità, della speranza, perché Qualcuno è venuto nel mondo e si è nascosto nel volto di ogni uomo.
Ricordare, come afferma Benedetto Croce, che “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto”.
Che senza di esso non ci sarebbero né Rinascimento, né Illuminismo, né Socialismo.
Perché il Dio che si fa uomo, rende grande ogni uomo.

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