SAFFO CATULLO: MI SEMBRA SIMILE AGLI DEI

COSA PROVA UN INNAMORATO IN PREDA ALLA GELOSIA? cHIEDIAMOLO A SAFFO

Vi propongo nella mia traduzione il fr. 31 V. di Saffo. Tutti gli innamorati ci si riconosceranno:
Mi sembra simile agli dei quell’uomo, ché di fronte a te siede e, parlandoti vicino, dolcemente ti ascolta, sorridendo con voluttà. E questo mi sconquassa il cuore in petto, e non appena ti vedo subito non mi esce parola, ma la lingua si paralizza e un fuoco insinuante m serpeggia sulla pelle e niente vedo con gli occhi e niente ascolto con le orecchie, ma il sudore mi bagna e tutta mi prende un brivido e son più bianca dell’erba (Quasimodo tradusse superlativamente: come erba sbiadita scoloro) poco mi manca a morire, ma tutto si può sopportare…
Ed ecco Catullo (c. 51), che traduce l’ode con la sensibilità virile e romana:E quello mi sembra pare agli dei, quello, se non è blasfemo, li supera anche, perché proprio di fronte a te sedendo t guarda e ti ascolta ridere dolcemente e ogni razionalità sfugge a me misero; perché, Lesbia, mentre ti guardo non odo nient’altro, ma la lingua formicola, una subdola fiamma divampa sugli arti, le orecchie risuonano della tua voce e gli occhi, entrambi, sono conquistati dal buio. Ti è d’affanno, Catullo, il non far niente. Tu ti bei dell’ozio e troppo fai, ma l’ozio rovinò da sempre i re e le prospere città.

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