
La avventura di De Amicis come cronista comincia nel 1871, quando va come inviato speciale del (i)La nazione(/h) in Spagna . Ad attenderlo, c’era una situazione di precarietà politica, motivata dalla fredda intolleranza dimostrata dalla popolazione per il re Amedeo di Savoia , della dinastia italiana, schiacciato dal forte peso del partito repubblicano e dalla opposizione violenta e satirica della stampa nazionale. Subito De Amicis si pone in contraddittorietà con la tendenza spagnola a non far trapelare all’estero i malcontenti e le agitazioni interne, inviando nelle sue “lettere” da inviato speciale notizie preoccupanti e dettagliate sulla situazione in cui vige la Spagna.
In Italia si avrebbe tanta cura nel non far pervenire queste notizie quanta ne ha la penisola iberica di non diffonderle; De Amicis si trova così a contrastare con i suoi scritti la gerarchia politica dei due Stati. Il suo tiepido malcontento nei confronti della dinastia di Savoia cresce e si estrinseca non con atti gratuiti di intolleranza, bensì con la fredda contestazione: nei due anni di vita madrilena non si fa mai ricevere dal sovrano, pur stimandone le calde doti di coraggio e sprezzo del pericolo . Se l’attività di corrispondente per il giornale è inviata con lettere aperte di argomento quasi esclusivamente politico ( e risentono quindi di uno stile freddo e tagliente), l’esperienza umana della vita in Spagna è tradotta in un libro di memorie che si pone parallelamente alle attività giornalistiche .
Questo è strutturato in tredici capitoli, uno per ogni città visitata e conserva le vivide impressioni tratte dalle città. Le questioni politiche, disaminate con tanta attenzione (ma con qualche errore di analisi) nelle lettere al giornale, vengono sottese a vantaggio di una descrizione artistica e folclorica dei luoghi visitati. L’autore confronta le sue impressioni con quelle di Gautier (da lui erroneamente citato sempre con l’ortografia Gauthier) , ma non rinuncia ad una sua visione vergine e personale delle cose e delle opere d’arte da vedere, Traspare dalla raccolta memorialistica una passione assoluta per l’arte , soprattutto pittorica, evidente nelle descrizioni entusiaste e dettagliate dei quadri ammirati nelle chiese e nei musei.
In complesso, però, l’opera è alquanto distante dalle caratteristiche e prerogative deamicisiane, per una certa freddezza di toni, quasi un’estraneità alla realtà spagnola che balena a tratti e lascia il lettore sgomento e incerto. Non a caso, è l’ultimo capitolo, l’Andalusia, quello dove meglio si riconoscono le peculiarità stilistiche ed emotive del De Amicis, che si lascia trasportare dal maggiore sentimentalismo della zona e si trasforma da critico d’arte in entusiasta visitatore.. Manca in questo capitolo lo sfoggio colto dell’intellettuale compiaciuto a vantaggio di una descrizione più emozionata e serena di una realtà che supera ogni immaginazione.

Benedetta Colella








