CUORE: I PROTAGONISTI

In un mondo di buoni, ecco alcuni esempi di vita per i nostri bambini

Il fenomeno più evidente nell’analisi dei protagonisti del libro Cuore è l’assenza di evoluzione psicologica. Nel descrivere i compagni di classe, i maestri, i genitori, De Amicis si avvale di un epiteto che resta attaccato come una formula al personaggio. Robetti con le stampelle, la maestrina dalla penna rossa, il muratorino con il muso di lepre, Crossi figlio di erbivendola sono solo i casi più estremi di un processo di identificazione di una persona con un gesto, con un aneddoto personale, con un capo di vestiario. Sappiamo che lo stile formulare è alla base dell’epopea omerica e Parry ne ha riconosciuto l’esistenza nei cantastorie di ogni età: i personaggi restano più impressi e sono base per infinite variazioni sul tema, che si ripete nella sostanza sempre uguale a se stesso.
Paradossalmente è proprio Enrico il personaggio meno definito caratterialmente. Secondo la concezione didattica del bambino come tabula rasa su cui imprimere le stigme della morale e della cultura, il piccolo Bottini non racconta mai episodi che lo riguardino in prima persona, non esprime sentimenti che non siano di ammirazione e stima, si fa coro di un unanime consenso o dissenso sociale. Garrone, il difensore degli afflitti, è il personaggio più stimato nell’intera classe ed Enrico si compiace di notare che tutti s’affollavano attorno a Garrone, e addio Garrone, addio, arrivederci, e lì a toccarlo a stringerlo, a fargli festa a quel bravo, santo ragazzo . Costui, un adolescente dalla difficile situazione familiare, di aspetto rude e di modi educati, paladino dei deboli e avversario degli sfrontati, ottiene con le mani quanto è negato al suo carisma personale, che è comunque considerevole. Lo stesso maestro, apostrofandolo con la lode Tu sei un animo nobile,ne sancisce la superiorità morale rispetto al gruppo di cui è leader insieme a Derossi. E’ lo stesso Enrico a presentarli insieme, alla fine di novembre, asserendo che Garrone s’attira l’affetto di tutti; Derossi l’ammirazione . Questi è il trionfo dell’intelligenza al servizio degli altri, il vincitore assoluto di prime medaglie, il modesto a cui ogni sforzo intellettuale riesce agevole; naturalmente questa sua preminenza culturale è supportata da una situazione familiare più che agiata che gli consente di continuare gli studi. Secondo la concezione della kalokagathia di antica origine ellenica, Derossi unisce alle doti intellettuali anche una notevole prestanza fisica; è insomma il simbolo pieno della borghesia dalle mille virtù, che interagisce col popolo prestando le proprie doti in cambio di consenso sociale.

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