"ELOGIO DI FRANTI"

La pungente difesa di Umberto Eco verso il disadattato e l'emarginato

CUORE: I PERSONAGGI “CATTIVI”
Se Enrico, in un raro lampo di spontaneità, si dichiara invidioso ( Provo un’amarezza, quasi un certo dispetto contro di lui, qualche volta, quando stento a fare il lavoro a casa e penso che a quell’ora egli l’ha già fatto, benissimo e senza fatica. Ma poi, quando torno alla scuola, a vederlo così bello, ridente, trionfante, a sentir…come tutti gli vogliono bene, allora ogni amarezza, ogni dispetto mi va via dal cuore, e mi vergogno di aver provato quei sentimenti) , condanna però senza appello Votini, lo snob della classe che non riconosce la superiorità del compagno. In De Amicis, l’animo non cambia e i buoni sentimenti possono essere fortificati dall’esempio, ma non scaturire spontanei nelle persone grette di spirito. Votini è una di queste: se qualche barlume di umanità lo rende redimibile a differenza di un Franti, le sue pose e la usa aria di superiorità lo rendono insuperabilmente limitato (Ma Votini è incorreggibile) . A lui va la personale antipatia di Enrico, che riflette, si è visto, la disistima sociale; eppure la confusione che il ragazzo prova nello scoprire cieco l’uomo col quale si vantava della propria toletta elegante lo conferma come ragazzo vanesio, ma non cattivo. Il solo irredimibile, il cattivo per eccellenza, il ragazzo senza affetti né commozioni è Franti; ai margini della società classista, che lo classifica come “diverso”, il ragazzo così sfrontato è emarginato dal microcosmo scolastico e disprezzato all’esterno con la stessa forza con cui egli irride al mondo borghese. Umberto Eco, nel suo appassionato elogio, lo riconosce vittima della società e di una situazione familiare difficile; anche Comencini mostra simpatia per il teppistello disadattato, e, quando finisce in riformatorio, immagina che il maestro vada a trovarlo e provi commozione con e per lui. De Amicis non ammette l’influenza negativa dell’ambiente: preferisce attribuire il comportamento di Franti a una sua innata cattiveria d’animo. Del resto non poteva essere diversamente in una società composta da Precossi, che redime il padre con il suo impeccabile stile di vita, da Coretti che lavora in allegria, da Stardi che supplisce con l’applicazione all’intelligenza limitata.
In questa società in miniatura non può mancare il simbolo dell’unità di Italia: con il calabrese De Amicis realizza in quella piccola Italia che è la classe di Enrico quella fusione tra aree geografiche che si andava creando tanto faticosamente nella penisola

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