
Virgilio è stato considerato dalla Chiesa autore cristiano; è stato addirittura scelto da Dante come duce nella sua discesa agli Inferi. Come è possibile,
se le sue coordinate biografiche (71/19 a.C.) lo pongono ad operare prima della nascita di Cristo? Il merito risiede nella presunta profezia contenuta nella IV Egloga. Leggiamola insieme, prima di trarne conclusioni:
“(i)…Ritorna la Vergine (Virgo), ritornano i regni saturnei; scende dal più alto dei cieli un’inaudita progenie. E tu, casta Favina, sii propizia al Bambino (puer) che oggi nasce( con lui si estinguerà la generazione del ferro e nascerà in tutto il mondo una nuova stirpe). Sotto il tuo consolato, Pollione, proprio sotto di te, nascerà l’onore delle genti…sotto di te ,se ancora durano i segni del nostro peccato (vestigia sceleris), una volta cancellati, libereranno le terre dall’eterno dolore. E Lui avrà la vita degli dei, vedrà eroi misti agli dei e sarà visto fra loro e governerà il mondo pacificato dalle virtù del Padre (patriis virtutibus)…e le caprette riporteranno a casa le mammelle piene di latte e gli agnelli non avranno paura dei grandi leoni e morirà il serpente (serpens) e morirà l’erba ingannatrice per veleno(/i)”.
Ci fermiamo qui per esigenze di spazio, ma l’Egloga continua ripercorrendo immagini da Apocalisse per concludersi con l’esortazione al Bambino: (i)“Comincia, Bambinello (parve puer)( a riconoscere la Madre dal sorriso), nessun dio ha ammesso alla sua mensa chi non fu amato dai Genitori, nessuna dea lo accolse nel talamo”(/i).
Consonanze con le fonti bibliche, è inutile negarlo, ci sono; ma i toni profetici non sono un’esclusiva della produzione cattolica, in quanto rispondono agli aneliti di palingenesi del I secolo: così la nascita del piccolo Pollione è salutata dal poeta con toni encomiastici che non molto si allontanano dalla poesia d’occasione. L’interesse della Chiesa medievale ad appropriarsi dell’Egloga è derivato dal riconoscimento del valore artistico di Virgilio e dal desiderio di asservirne l’alta poesia ad esigenze religiose.

Benedetta Colella








