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RIFIUTO DELL'ESCLUSIVITA' (Asclepiade in A.P. V 158

La fedeltà è indispensabile in amore?

Callimaco aveva rivendicato il principio dell’esclusività in ogni branca della vita umana, dalla letteratura all’amore. Questo sacro isolamento, se può convincerci nei principi morali che lo muovono, porta però a conseguenze tristi e alla solitudine sdegnosa. Ma quanti hanno la tempra morale per resistere ad una tentazione a buon mercato? Non certo Asclepiade, epigrammista del III secolo a. C. noto per i suoi componimenti d’amore. Egli ci racconta infatti che:

[i]èrmionè pithanè pot’egò siunepàizon echùse
zònion èx antheòn pòikilon ò pafiè
chrùsea gràmmat’echòn “diolù” d’eghegràpto “filèi me
cài me liùpethès, èn tis echè m’eteròs”[/i]

Giocavo, Venere, un giorno, con la bella Ermione, che aveva un cinto variopinto di fiori, con lettere d’oro : c’era scritto “Tienimi cara completamente e non essere sofferente se qualcun altro mi possiede”

La bellezza di Asclepiade, appare evidente, sta nel rifiuto di ogni erudizione o ricercatezza, nella ovvietà del lessico, che pure risulta insostituibile. Il verbo echo si specializza in senso erotico proprio in età ellenistica, quando alla donna viene riconosciuto un fascino privo di condanne puritane. Perrotta a proposito di questo epigramma ci confessa che “…neppure si dimentica Ermione, di cui non si intravede neppure il volto”. L’amore è così anche gioco, slegato da canoni estetici oggettivi e da remore sociali. Ma si tratta di un’avventura: diverso atteggiamento assumerà il poeta quando Cupido lo colpirà senza pietà.