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IL ROMANZO DI UN MAESTRO:L'ALTER EGO DI CUORE

Non è tutto ora ciò che riluce

Il romanzo di un maestro, unico fra i libri di De Amicis conosciuto anche dai non addetti al lavoro, è forse la prova più lapalissiana di quel edulcorazione ad usum puerorum delle questioni sociali sottese alle condizioni dei docenti di scuola elementare. La stessa scuola non è qui vista come panacea di tutti i mali, ma è anzi criticata per le effettive tare: non sfugge il fatto che le aule, ad esempio, erano poco capienti perché si contava sull’assenteismo dei piccoli utenti. Generaliter, nel secondo romanzo la scuola è vista un’istituzione in crisi e se ne indagano le cause con logica ferrea, senza indugenze per il mondo idealizzato di Cuore
In realtà, nei quattro anni che intercorrono tra Cuore e Il romanzo di un maestro, De Amicis diventa sempre più diffidente dalle formule inveterate delle virtù individuali, ai meriti pressochè esclusivi del sacrificio, alla credibilità di uno Stardi e del suo selfhelpismo, per usare una metafora. Parallelamente, si acuiscono in lui le istanze sociali, la considerazione naturalistica per il milieau di cui è intriso ogni ragazzo, per il lavoro minorile come alternativo all’impegno scolastico. D’altra parte, la contrapposizione delle posizioni analizzate non può essere letta solo in chiave ideologica: non è aliena la diversa consistenza dell’utenza e quindi la finalità stessa del libro che deve educare i giovani all’obbedienza e gli adulti alla risoluzione dei problemi.
Il rapporto fra i due libri è confermato da una serie di rimandi interni all’opera, tra cui appare particolarmente significativa l’intitolazione di un paragrafo l’educazione del cuore, intesa come educazione morale, come il fine, cioè, a tratti utopico, cui deve tendere il lavoro del docente, in luogo della certezza dei sentimenti positivi all’interno del romanzo maggiore..
Il romanzo ruota attorno alla figura di Emilio Ratti, paradigma del maestro di fine ottocento, destinato a scontrarsi con i raggiri e le meschinità di un mondo osservato con lucida oggettività.
Gli alunni non sono più Garroni, ma Franti, i concittadini non più pacifisti, ma guerrafondai, il gesto nobile non più frutto di stima, ma di biasimo generale, la scuola non più lodata dai genitori, ma osteggiata perché sottrae braccia per lavorare in famiglia.
Le colleghe donne, altresì, riacquistano una loro femminilità anche sfacciata, sono al centro di sogni e turbamenti all’interno del paese e la loro condotta viene spesso giudicata da un implacabile Municipio che giudica secondo l’utile personale dei suoi membri e non si lascia commuovere né irretire dall’onestà e rettitudine dei giudicati.
La maestra Faustina, unica a far battere il cuore di Emilio, è l’antivirago per eccellenza e si contrappone a quella sfilata di donne belle e maledette che popolava i romanzi e i salotti della stanca cultura fineottocentesca. Il suo ruolo è un pendant tra l’asessuata maestrina con la penna rossa, unica macchia di colore nel buio mondo di Cuore, e la bella maestra Pedani di Amore e ginnastica, il personaggio più consapevolmente erotico della produzione deamicisiana. Faustina mostra uno spessore psicologico ingente nella sua devozione al padre ammalato e agli alunni ingrati, mantenendo un giusto mezzo tra l’aria di martire, edificante ma non incarnabile, e l’anima muliebre tesa tra amore e sacrificio.