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IL PROF. DI ALESSANDRO MAGNO: ARISTOTELE

Un buon maestro può condizionare la storia

Ipse dixit, tuonavano gli antichi. E a parlare in maniera incontrastabile, a mettere addirittura il punto fermo su qualsiasi argomento era proprio lui, lo Stagirita, il Peripatetico Aristotele(384- 322 a. C.)
Nell’antichità classica non esisteva una specializzazione per discipline, ma un uomo colto, un filosofo, doveva masticare nozioni nei campi più disparati dello scibile umano. Aristotele così, oltre ad essere uno scrittore piacevolissimo (almeno per quanto tramandano le fonti delle opere divulgative o essoteriche, perché a giudicare dai complicatissimi mattoni giunti fino a noi non sembrerebbe proprio!!!!), fu anche matematico, fisico, astronomo, pedagogo, politico, critico letterario. Filippo di Macedonia, che voleva sempre il massimo per il suo primogenito Alessandro, lo chiamò a corte nel 343 per provvedere all’istruzione del giovane.
Naturalmente gli ideali repubblicani e democratici di Aristotele, valevoli per una realtà piccola come la polis, erano obsoleti e di impossibile attuazione per la megalomania del discente, eppure il rapporto di stima e amicizia reciproca fra i due fu tale che, scomparso nel 323 Alessandro, fu seguito nella tomba dal suo maestro solo un anno dopo.
E’ tradizione, poi, che ai letterati, che osano sfidare l’ordine costituito con i propri pensieri, siano intentati processi per empietà Ssocrate morì avvelenato, Galileo fu ridotto al silenzio dal furore dell’inquisizione e mille altri casi confermano questa verità) : lo stesso Aristotele fu coinvolto in uno scandalo perché una sua ode, in forma di peana, era risulatat blasfema, offendendo il dio Apollo.
Ma, in estrema sintesi, l’insegnamento di Aristotele ha fissato i cardini del pensiero occidentale: egli ha educato la forma mentis delle persone, la capacità di dedurre logicamente, attraverso la tecnica a torto ridicolizzata del sillogisma, dalle cause le conseguenze.
La conoscenza per lui si fondava su dati empirici ed era amministrata con criteri classificatori: alla genialità del singolo contrapponeva la validità del lavoro di gruppo (i suoi discepoli riordinarono per discipline tutti i dati acquisiti dalla esperienza passata), alle commistioni col mito rispondeva con un’analisi sgombra di pregiudizi per la realtà empirica quale si presentava.
Il suo ordine logico spaziava per tutti i campi del sapere umano: il torto dei suoi discepoli contemporanei e futuri fu di adagiarsi sulle orme del maestro e dare per assodati i risultati a lui raggiunti senza ridiscuterli. Aristotele fu un grandissimo; ma, come disse Leon Battista Alberti, noi lo siamo ancora di più perché “siamo nani sulle spalle dei giganti” e possiamo aggiungere qualcosa in più all’enorme patrimonio lasciatoci dagli antichi.