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Sesterzi ed euro: monete diverse, stessi problemi

I problemi della monetazione di tutti i tempi...

Il gran parlare che ha preceduto l’introduzione dell’euro ha prospettato un caos che forse non si è verificato nella realtà.

Insomma, le lire stanno sparendo in sordina, le famigerate monetine sono gestibilissime con l’ausilio dei nuovi, economici porta-euro e tutti sono già entrati nel meccanismo. Le Cassandra della situazione hanno avuto ragione solo riguardo all’aumento indiscriminato dei prezzi, che, almeno all’Aquila e a Teramo, raggiunge manifestazioni inquietanti.

Proprio i generi di primo consumo, gli oggettini da poche lire, i caffè al bar sono diventati inavvicinabili; l’utenza si rammarica, ma di fronte all’iniquo sodalizio dei commercianti non può che chinare la testa; lo Stato nega l’inflazione ma poi aumenta gli stipendi agli statali…

Mi viene da pensare che una situazione analoga successe a Roma, quando l’espansione dell’impero rese necessaria una valuta comune, come accade all’Europa di duemila anni dopo. Il bimetallismo fu introdotto a Roma dal II sec. A. C. con l’emissione di una moneta d’argento e bronzo insieme, per gli stati che non accettavano pagamenti in bronzo.

Poi, le monetine in bronzo divennero troppo pesanti (non vi ricordano i nostri borsellini stracolmi di eurocent?) e il senato ordinò che fossero tolte dal mercato e rifuse in percentuali minori di metallo Quando nel primo secolo, si ebbe il riordino monetario, si stabilì una gerarchia di valori fra monete d’oro, argento e bronzo. Ricordiamo che allora la moneta non era un simbolo come da noi la carta moneta), ma un mezzo di baratto: ora, Marco Druso Gratidiano immaginò di poter coniare ogni 8 sesterzi d’argento, uno falso, cioè composto di bronzo e ricoperto d’argento. Immaginate le scene quotidiane: tutti i romani grattavano il sesterzio nella speranza di identificarne eventuali falsi (come oggi guardiamo il resto con piglio del ragioniere alla ricerca di eventuali “imbrogli”), la fiducia nei commerci sembrava diminuire giorni dopo giorno.

Ma se la storia ci ha insegnato ad usare oro, argento e bronzo nel conio delle monete, non lo ha fatto solo per il prestigio intrinseco di questi metalli (che è dovuto ad una convenzione sociale); mi chiedo solo perché per gli euro si è voluto utilizzare il nichel, a cui è allergica una buona fetta della popolazione italiana, tra cui, ahimè, la sottoscritta!!