De Amicis: uomo e letterato

Quando amore è anche tacere

Una nota emittente televisiva nazionale ha riproposto, tempo fa, un’ennesima fiction sul libro Cuore. Mentre si discute sulla poca aderenza al testo, sulla modernizzazione eccessiva e spersonalizzante di personaggi ed episodi, mi accorgo che molti dei momenti incriminati non nascono dalla fantasia del regista, ma sono ripresi da Il romanzo di un maestro e da altre opere poco note dello scrittore piemontese.
Ciò offre l’occasione per puntualizzare quanto in De Amicis siano convissute più anime: una prima, emersa nella produzione giovanile e causa della nota definizione carducciana di “Edmondo dei languori”, mirante all’idillio e alla rappresentazione utopisticamente perfetta del mondo e della società, un’altra borghese, critica nei confronti delle istituzioni, a tratti persino rivoluzionaria (è il caso dei romanzi della maturità, incentrati sulla scuola, ma estesi ad ogni funzione della vita sociale) ed un’ultima, fin troppo sponsorizzata negli ultimi tempi, o almeno dalla edizione postuma di Primo maggio nel 1980, intrisa delle idee socialiste di uguaglianza e rivolta proletaria, probabilmente nate da una personalissima e non lucida interpretazione del socialismo da parte di De Amicis. La fortuna dello scrittore è quasi coincisa con quella del suo romanzo principale e la produzione restante, proprio perché non in linea col buonismo borghese apprezzato in Cuore, è stata destinata all’oblio.
De Amicis è diventato, insomma, l’emblema della società perfetta, l’esempio per generazioni di fanciulli cresciuti nell’ideale della patria e della famiglia propugnato nelle pagine più famose dell’opera.
Pertanto, la cassazione delle altre opere potrebbe essere stata voluta dall’intellighentia dell’Italia monarchica e mussolininana per non infangare l’immagine preconcetta e idillica di uno scrittore che in molte pagine, invece, si schiera contro quegli stessi valori propugnati senza riserve in Cuore.
Questo Tratto della personalità del De Amicis è invece significativo della sua poetica: offrire ai bambini un quadro a tinte rosa per non turbarli e non fomentare rivolte, che, esasperate degli entusiasmi giovanili, potrebbero inasprirsi e diventare controproducenti; al contrario, aprire gli occhi ad un pubblico adulto sulla vita, senza censure (compatibilmente con la libertà di espressione dell’inizio del secolo, naturalmente), per invitare alla crescita morale e sociale contro gli ideali acquiescentemente borghesi tipici della letteratura per l’infanzia.
La scelta di non dividere i due momenti, anche se talora in palese contraddizione tra loro, è scaturita della volontà di mostrare la natura conflittuale e poco scientifica del De Amicis, legato non solo a ragioni di opportunismo, ma anche ai dubbi che la parte cruenta del socialismo istillava alla sua natura pacifica.

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