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ESPRESSIONI IDIOMATICHE

Quello che il Rocci non dice...

Ricostruire le formule gergali di una lingua “morta” non è semplice: il parlato quotidiano non trova quasi cittadinanza nell’Elicona dei massimi autori greci. A ciò si aggiunge l’estremo pudore dei vocabolari (Rocci in testa), che, rivolti esclusivamente ad un uso scolastico, tentano di sottrarre alle pure orecchie dei fanciulli espressioni volgari usando perifrasi poco incisive o addirittura cassando le parole o le frasi idiomatiche incriminate.
Fortunatamente per noi goliardi contemporanei ci sono le commedie, soprattutto dell’archaia, che restituiscono un po’ di quel colore che sembra essere distrutto.
Per gli studenti ginnasiali, avverto che il contenuto è a volte forte o triviale e sconsiglio di proseguire la lettura. Questa raccolta vuole essere un divertimento a solo uso di noi “vecchi”.

· Apopardesomai sto per scoreggiare (per il grande sforzo)
· Ei theòs thèloi Se Dio vuole
· Eimi presbiuteros plein e eniautò sono più vecchio di un anno (per la noia)
· Kai eite ègoge exegromen E a questo punto mi svegliai (per contrastare un amico che ha raccontato una fandonia
· katherpiusòn niun eis Keramikon va’ all’inferno (lett. Va’ al ceramico, che è il cimitero di Atene)
· Medèn pros tauta Non ti impicciare (letteralmente “niente su questo”)
· Moi udèn melei Non me ne frega niente
· Piezomai, sto scoppiando
· Thlibomai crepo
· Tillein eautù Grattarsi (per la noia)
· To schema kai to lema Tale e quale (lett. Di forma e di volontà)