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ESIODO E L’ORIGINE DELLA DONNA

La risposta greca ad Adamo ed Eva

Si avvicina la festa della donna e avrei voluto scrivere qualche cosa di lusinghiero sulla categoria alla quale mi pregio di appartenere. Nell’ampissimo repertorio della letteratura greca, ho però trovato figure indimenticabili di amore e passione (Nausicaa, Penelope,Andromeda e mille altre), ma la donna in senso assoluto, il concetto stesso dell’essere femminile non è mai trattato con toni apologetici.

Probabilmente ciò accade perché quella greca è una letteratura al maschile e perché tradizionalmente la donna era relegata in casa e non aveva voce in capitolo, a meno che scegliesse di fare l’etèra, la puttana, secondo la rigida mentalità ellenica.

Spulciando Esiodo, ho scoperto che la stessa nascita della donna era collegata ad un elemento infausto, ad una punizione divina: concezione questa ancora più misogina della già terribile Bibbia che vede in Eva la generatrice di tutti i mali.

Per Esiodo Teogonia vv. 588- 612, dunque, Zeus, dopo aver punito Prometeo per aver portato il fuoco sulla terra, volle vendicarsi della genia mortale e foggiò una creatura bellissima, ricca di orpelli, Pandora (colei che ha tutti i doni):

Lo stupore percosse gli dei immortali e gli uomini mortali, quando videro il repentino inganno, ineluttabile per gli uomini. Da lei nacque la razza delle femminee donne, grande sciagura per gli uomini, abitanti in mezzo ai maschi, sperperatrici non di bisognevole Povertà, ma di Ricchezza

Come quando negli alveari ombrosi le api nutrono i fuchi, partecipi di ogni malvagità; mentre quelle tutto il giorno, tutti i giorni,fino al tramonto del sole, si affannano sui bianchi favi, questi, rimanendo fermi nei freschi alveari, ingoiano nel ventre l’altrui fatica, così Zeus altitonante rese le donne, cooperatrici di turpi azioni, un male per gli uomini mortali…

Chi, disprezzando il matrimonio e le fastidiose arti muliebri, non vuole sposarsi, giunge alla vecchiaia senza compagnia; e lui vive senza che il cibo gli manchi, ma, alla sua morte, parenti lontani erediteranno i suoi beni.

Per quello a cui invece la sorte designò una moglie,ed ebbe una sposa saggia, valente nei pensieri, il male lottò senza sosta con il bene; ma quello che si unì ad una creatra crudele,convive tra le lacrime con le preoccupazioni feroci nel cuore e nell’animo, ed è un male incurabile”

Non me ne vogliano gli studiosi se non concordo con l’opinione dominante, quella di Arrigoni, per cui con Esiodo si tocca il culmine della misoginia greca: l’immagine del fuco e dell’ape, che rovescia il rapporto maschio/femmina, e la prospettiva di incontrare una sposa saggia, che non è negata in assoluto ai mortali, mi fanno protendere per l’idea che la donna in Esiodo sia una metafora della vita umana, che la sorte costruisce felice o disperata senza possibilità di ribellione per i mortali.

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