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LA CONTRACCEZIONE IN GRECIA

Spiamo i momenti più intimi della vita dei Greci

Quando ero ancora liceale, fantasticavo con le amiche che la pederastia in Grecia fosse tanto diffusa appunto perché era l’unico modo possibile di far sesso senza pensare alle conseguenze.

Non sapevo, allora, che tutti i più sofisticati mezzi di contraccezione contemporanei erano conosciuti ed utilizzati già ai tempi di Pericle

Intendiamoci: le motivazioni erano totalmente diverse. Oggi, limitare la crescita demografica è una scelta individuale, lo Stato non interviene se non blandamente con qualche raro incentivo e contributi risibili; allora, invece, era una questione di interesse pubblico

Alla polis serviva un folto numero di cittadini, soprattutto per provvedere alla difesa militare della città: la forza dell’esercito era direttamente proporzionale alla quantità di cittadini abili a combattere.

Ecco perché veniva limitato il celibato maschile, veniva autorizzata la bigamia di fatto, veniva data una dote alle fanciulle povere a spese dello stato.

A queste spinte alla prolificazione di ordine pubblico, si aggiungevanoragioni private: in assenza di un sistema pensionistico, un figlio diventava la caparra per la vecchiaia e poteva provvedere alle esequie di un genitore defunto, senza le quali l’anima era costretta a vagare senza pace in saecula saeculorum

Le remore all’utilizzo di metodi contraccettivi erano, dunque, più intense che da noi e impraticabili del tutto fino alla nascita di un erede maschio che potesse curare i bisogni dei genitori in vecchiaia ed ereditare l’intero patrimonio, dato che le donne venivano liquidate con una dote al momento del matrimonio.

Se consideriamo poi che, come tutti i Paesi ad economia antica, la Grecia aveva un alto rischio di mortalità infantile e in età adulta, ci accorgiamo che doveva esistere una forte dicotomia tra mogli e prostitute: con le prime era necessario fare quanti più figli possibile, con le seconde evitare la nascita di bastardi. Con il tempo, quando soprattutto diventa un ricordo la floridità economica di Atene, il controllo delle nascite viene esteso anche al nucleo familiare.

Polibio, storico greco del II sec. A. C., da buon predecessore di Malthus scrive che i Greci non dovrebbero avere più di due o tre figli, per lasciare loro una eredità importante. Infatti, l’asse ereditario veniva diviso in maniera uguale fra tutti i figli maschi e rischiava di assottigliarsi parecchio.

La scienza medica si è prodigata all’analisi della contraccezione già dal IV sec. D.C. Infatti parecchi opuscoli ippocratei sono dedicati all’argomento:Malattie delle donne, Donne sterili, La natura della donna, Procreazione, Superfetazione, Uccisione dei neonati etc. con particolare riguardo al momento mestruale come al più propizio per fare sesso senza rischio di gravidanza.

Nei giorni normali, invece, veniva praticato il coito interrotto, in cui, però, a differenza di oggi, la responsabilità di ritrarsi per evitare la fuoriuscita dello sperma era della donna (del resto, avere un figlio fuori dal matrimonio era un problema serio per lei, non per il suo egoista partner).

A scanso di sorprese, dopo il coito, la donna si sottoponeva alle fumigazioni per distaccare l’embrione dalla placenta.

Mi ha scandalizzato trovare poi tra le tecniche contraccettive suggerite dalla medicina ufficiale ippocratea l’abbandono del neonato. Evidentemente, l’esposizione di Edipo, le improbabili agnizioni menandree e terenziane (che, essendo un Menander divisus descrive una società di tipo greco) e la vicenda di Paride non sono invenzioni letterarie…