
Nell’immaginario collettivo, le streghe sono vecchie megere ricurve, nerovestite, camuse, dedite a filtri e ad amuleti.
Ma, dai tre anni in poi, apprendiamo con sicurezza che le stregonerie, i sortilegi, i filtri malefici di costoro sono chimere, appunto, invenzioni pedagogicamente discutibili che incutano paura e, con essa, obbedienza ai bimbi.
Ma la storia è fucina di atrocità assolutamente inverosimili e ciò che oggi ci fa sorridere del credulo che ancora fa scongiuri contro le streghe è stato retaggio di una cultura popolare che ha condannato all’ignominia e alla morte fanciulle innocenti per invidia ed ignoranza.
La storia di Antonia< /b>, la strega di Zardino, nel novarese, è stata solo riportata alla luce da Sebastiano Vassalli: ma la vicenda, incredibile e dolorosa, è stata scritta dalla storia, firmata da un Vescovo e perpetrata da un boia.
E’ terribile pensare che gli archivi delle nostre città potrebbero custodire, tra milioni di atti, altre testimonianze di atrocità simili, rese ancor più drammatiche dal tono burocratico con cui una fanciulla, colpevole solo della sua bellezza, è accusata di aver fornicato col diavolo (e nella sua ingenuità, tra le mille torture, Antonia stessa rivela che, sì, il suo amante può essere il diavolo, se non fa nulla per salvarla dalla situazione in cui si trova) e di aver diffuso epidemie in paese.
Le colpe sono le stesse di cui noi ci macchiamo quotidianamente, oggigiorno: una risatina soffocata in Chiesa, un ballo coatto con un soldato straniero, l’amore nutrito per lei dallo scemo del villaggio( lo stultus Blasius degli atti), che si rende ridicolo con le sue profferte amorose(e che viene “guarito”, o tempora o mores, mediante castrazione, come se fosse uno qualsiasi degli animali da cortile che popolano la realtà agreste che fa da sfondo al libro).
Per chi decretava la morte del romanzo storico, questa di Vassalli è la migliore delle risposte: sullo sfondo della vicenda, fanno la loro pessima figura una Chiesa divisa tra zelo di riforme e retaggi medievali, una milizia mercenaria ed inetta, una classe feudale al di là di ogni legge umana e divina, un’umanità dimidiata che si logora nel lavoro pesante delle risaie.
Nonostante la drammaticità della situazione, Vassalli non rinuncia ad uno stile accattivante e ad una medietas di stampo manzoniano: i suoi ritratti, pennellati a tinte rapide, restano impressi nella memoria.
Basti per tutti la descrizione di Consolata, una delle pettegole del paese: era una massa di carne senza età, con un viso troppo piccolo rispetto alla mole del corpo e due piccole mani sospese a mezz’aria, dove approssimativamente avrebbero dovuto esserci i fianchi.

Benedetta Colella








