
Con il successo dei romanzi di Christian Jacq , insigne egittologo ed abile affabulatore, è tornata in auge la passione per l’antico Egitto.
La scuola non ottempera quasi mai a questa esigenza degli alunni: l’Egittologia, infatti, non trova spazio nei programmi universitari e per questo spesso ne siamo a digiuno.
Gli spaventevoli Egizi di Deary ed Hepplewhite mira a dare lumi ad una civiltà, quella delle Mummie, circonfusa da un alone di magia perché attorno ad essa sono avvenuti parecchi fatti inspiegabili.
Non sono pochi che millantano addirittura un intervento extraterrestre o un nuovo diluvio originale a spiegare le impressionanti conoscenze tecniche raggiunte nell’Egitto di cinque millenni fa.
Addirittura, un documentario in televisione faceva notare che la disposizione delle Piramidi nella valle dei Re mima la chimica della scissione dell’atomo, una delle ultime scoperte della nostra scienza.
Persino il processo di mummificazione era così complesso che, quando gli Arabi occuparono l’Egitto nel 641 d.C. si convinsero che le mummie fossero ammassi di bitume (che appunto in arabo si dice mummia
La maledizione delle Mummie, le cui tappe sono ripercorse con macabra dovizia di particolari nel libro di Deary, potrebbe essere una superstizione o una sconcertante serie di coincidenze, ma potrebbe anche essere causata dall’impiego da parte degli imbalsamatori di sostanze chimiche oppianti per ridurre i riflessi dei futuri profanatori.
Secondo la versione più accreditata, le piramidi erano infatti tombe funerarie dove trovava posto il faraone con tutto il suo entourage che, pare, venisse ucciso contestualmente alla morte del sovrano per offrire anche nell’Oltretomba gli stessi servigi prodigati in vita.
Lungi dall’essere considerato inumano, questo rituale era segno di un grande onore: non si dimentichi che il faraone era considerato un dio, che comandava alle piogge, al sole e al Nilo, divinità a lui sottoposte, al punto che l’appellativo stesso di faraone significa custodia, tempio dell’anima divina del Dio incarnato.
Erodoto che, nel II libro delle sue Storie si è occupato del mondo Egiziano già ai suoi tempi definibile antico, è la fonte non dichiarata di quasi tutte le notizie umoristicamente proposte nel testo
Da lui scopriamo che Tutankhamon, al cui nome è legata la più famosa delle maledizioni, era solo un giovanetto diciottenne fatto uccidere dal nonno della moglie, Ay, che mirava a sposare la nipote e regnare sull’Egitto. Altre curiosità, come il fatto che Ramesse II avesse sul viso molti punti neri o che Ramesse III fosse eccezionalmente grasso derivano invece da un analisi dei cadaveri liberati dalle bende della mummificazione.

Benedetta Colella








