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IL LICEO CLASSICO: ORA COME ALLORA

Da La notte della cometa il liceo classico nel Novecento; dalla nostra esperienza quotidiana, il liceo classico del Duemila

I licei di Italia si assomigliano tutti: è come se la cultura e l’immobilismo si concretizzassero tra quattro mura e diventassero etere.

Nel mio peregrinare tra scuole da alunna prima, da titolare poi non ho riscontrato differenze tangibili: generazioni di ragazzi sono divenuti uomini nello stesso edificio, sulle stesse pagine.

E’ un’immagine che sconcerta e affascina al tempo stesso, perché, se da un lato ci mostra la validità imperitura del latino e greco, discipline di indirizzo, dall’altro schiaccia quell’ansia di modernità che ogni nuova generazione ha da sempre reclamato.

Tutti i grandi del presente e del passato hanno sofferto sul perfetto di oraw, e questa consapevolezza dona un pizzico di grandezza anche a noi. Sebastano Vassalli ricostruisce l’atmosfera del liceo frequentato da Dino Campana.
Sulmona, L’Aquila, Teramo, e così i licei di tutta Italia possono ancora riconoscersi in questa descrizione:

Immaginiamoci dunque un edificio vecchio di due o tre secoli ma parzialmente riattato: al piano terra c’è il ginnasio, al piano superiore il liceo.

Nel cortile o sulle scale c’è il busto del personaggio a cui la scuola è intitolata[…]. Il Preside è un attempato burocrate esperto in anniversari, celebrazioni e storia locale.

Gli Insegnanti sono una trentina, uomini e donne costretti dalle circostanze a guadagnarsi il pane recitando il proprio personaggio. Accade così che ogni liceo abbia il suo Pedante, il suo Progressista, la sua Zitella, il suo Satiro (variante il suo Omosessuale), il suo Genio più o meno Compreso…

Su questi personaggi corrono leggende che si tramandano di generazione in generazione e che coinvolgono i Bidelli: esseri abietti, ma astuti, generalmente dediti a seconde attività assai remunerative oppure (variante) a oscuri traffici con gli Studenti ( Tabacchi, pornografie, lenocini).[…]

A differenza dei professori, che durano in media quaranta anni, gli Studenti sembrano dediti a perenne avvicendamento: ma in realtà sono sempre gli stessi, il figlio del Notaio che deve diventare Notaio, il figlio del padrone della Fornace che deve diventare Avvocato, il figlio dell’Avvocato che deve diventare Padrone della Fornace, il figlio del Commendatore che deve diventare medico e così via.

Il cortocircuito degli insegnanti (delle Maschere) generalmente si produce quando si accorgono di non riuscire più a distinguere i padri dai figli: giunge l’orrenda vecchiaia e con essa l’oblio di quella eletta società di genitori e studenti che per decenni le Maschere hanno accudito, lusingato, impaurito senza mai riuscire ad entrarvi, a farsi veramente accettare.

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