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QUANDO BETA SI PRONUNCIAVA VIDA

Il greco di età ellenistica: verso la pronuncia moderna

Tutti gli appassionati di calcio sapranno che la squadra ateniese si chiama Panatinaikos: l’etimologia parla chiaro, vuol dire “ogni cosa ateniese”.

Ma come mai l’eta di Athenai si trasforma in i?

Il mutamento data al periodo ellenistico, quando si attua una semplificazione del sistema vocalico: rispetto all’indoeuropeo che conta 5 vocali, infatti, il greco, che distingue la quantità lunga e breve di ognuna, usa 7 segni grafici dell’alfabeto (alpha, epsilon, eta, iota, omicron, omega, ipsilon) più i digrammi (o dittongi impropri )ei ed oi che indicano rispettivamente la e e la o lunghe e chiuse.

Per economia, l’ellenismo, che sta perdendo la percezione della quantità vocalica, contrae i simboli eta, ei, iota nell’unico suono i. Questo fenomeno è detto itacismo.

La causa risiede probabilmente nella trasformazione della pronuncia, alla quale consegue appunto la perdita della quantità delle sillabe, pilastro della prosodia greca.

Quando una vocale lunga si incontra con una breve, così, quest’ultima tende a venire trascurata nella pronuncia fino a diventare un mero segno grafico: nasce così la iota sottoscritta; in alternativa, per ridurre lo squilibrio tra vocale lunga e vocale breve, si verifica un abbreviamento della prima.

Abbiamo testimonianza di questi mutamenti proprio dalla tradizione manoscritta: lo scriba frettoloso, infatti, non distinguendo più le quantità vocaliche, realizza errori di ortografia utilissimi per la ricostruzione della pronuncia.

Allo stesso modo, anche tra le consonanti si verificano mutazioni: il caso più importante è la scomparsa del suono b, che viene sostituito dall’equivalente v.

Le regioni meridionali di Italia conservano ancora questa confusione: anche noi a L’Aquila diciamo Abball per indicare giù (a valle), par avallanza quando intendiamo per scherzo (per burbanza), abbiare se stiamo comiciando (avviare) e mille altri esempi di questo genere.

Non a caso la famosa Veronica, panno contenente tradizionalmente l’impronta del viso di Cristo, viene dal nome della donna che aiutò nostro Signore detergendogli il viso sudato e insanguinato: il suo nome era Berenice.