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I GRECISMI NELLA LINGUA ITALIANA

Spesso si parla greco anche senza esserne consapevoli

Graecia capta Romam cepit: l’adattamento della espressione liviana ha avuto notevole fortuna tra i linguisti di tutti i tempi ed in realtà il poliptoto capta/cepit illustra chiaramente quale influsso sia ascrivibile ai Greci nella crescita culturale di Roma e delle lingue neolatine che da essa trassero ninfa.

I Romani, popolo rozzo di soldati eroici, legato dal mos maiorum all’austerità nei costumi e negli interessi, scoprirono nel mondo ellenico una nuova prospettiva di vita.

Il Latino riprese dunque dal greco i vocaboli specifici delle nuove discipline che si andavano scoprendo, in primis la filosofia, ma anche la medicina e l’arte, e trasmise questi grecismi alle lingue romanze.

A ben rifletterci, se si sta addentro ad un argomento e si padroneggia il linguaggio settoriale, non è difficile la traduzione dei saggi che interessano in altra lingua: cambiano le desinenze, certo, è diversa la struttura sintattica, senza dubbio, ma la radice delle parole è la stessa e proviene, molto spesso, dal greco.

Il caso più evidente traspare nella medicina: il popolo ateniese, che donò al mondo il primo medico, Ippocrate, e la speranza di sopravvivenza a tanti malati, si osservava parecchio e studiava con attenzione il proprio corpo.

Ogni sua parte aveva un termine specifico di riferimento, da tempi antichissimi: per questo, le parole con maggiori eccezioni nella declinazione appartengono all’anatomia.
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Le particolarità nella declinazione derivano infatti da un uso tanto frequente da rendere impossibile i cambiamenti morfologici: ecco come si spiegano pous podos, pais paidos e mille altri termini di significato comune.

Ma l’italiano risente soprattutto dell’ampia scelta di prefissi e suffissi ellenici, da una parte perché è proprio della lingua ellenica l’utilizzo massivo di queste cose per ottenere sfumature di significato spesso intraducibili, dall’altra perché per il tramite latino.

La parola italiana calligrafia, ad esempio, deriva dal greco e vuol dire “bella grafia”, le Cicladi debbono il loro nome alla caratteristica forma a kyclos, o cerchio etc.

Un libro che è diventato bestseller proprio per la capacità di sfuggire al nozionismo tipico dei grecisti, Il nostro greco quotidiano, di cui esiste anche una edizione scolastica, si diverte a ricercare l’etimologia dei lessemi italiani partendo dalla radice greca corrispondente.

Su questa base è possibile creare dei neologismi ad effetto: un mio amico, rivolgendosi ad una bellissima ragazza di passaggio, la apostrofò con l’aggettivo macroscelica fanciulla e intavolò con lei una “conversazione” (l’eufemismo serve per i lettori minorenni).

Sicuramente non avrebbe sortito lo stesso effetto choc se le avesse urlato dietro: “wow che cosce”!