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NON DIRMI TROIA

La palinodia di Stesicoro su Elena di Troia

Sappiamo ben poco del poeta greco Stesicoro: abbiamo dubbi addirittura sul suo nome.

Pare infatti che quello con cui è universalmente noto sia solo il soprannome, “colui che dà ordine ai cori”, come ben è immaginabile a considerare il suo ruolo nell’ambito della lirica corale.

Abbiamo già visto in guide.supereva.it/greco/interventi/2002/ come la vista fosse opzionale per gli antichi aedi, per non dire negativa in quanto offusca con false lusinghe la ricerca del vero e dell’ispirazione.

Stesicoro era dotato di un buon visus: quindi non fu ispirato quando ancorò Elena di Troia ai propri misfatti.

Non sappiamo in quali termini si sia espresso: abbiamo conservato solo un frammento dell’epitalamio durante le nozze con il marito legittimo Menelao; che tratteggia il tiro di fiori e frutta al carro degli sposi ( più o meno come noi facciamo con il riso in simbolo di prosperità). Il fr.187, restituitoci in uno scolio di Ateneo a Teocrito, recita Allora caddero sul carro, allo sposo molte mele cotogne e parecchie foglie di mirto e corone di rose e morbide ghirlande di viole.

La mela è sicuramente il frutto proibito per le letterature occidentali, a partire dal biblico furto di Eva nella Genesi; tuttavia un riferimento al sesso è più che naturale nella celebrazione di un matrimonio e non si può caricare di allusioni fuori luogo.

Certo però Stesicoro dovette fare dei riferimenti poco graditi ad Elena, che lo punì privandolo della vista e costringendolo ad una faticosa ritrattazione, ad una palinodia (cioè un canto di ritorno).

Probabilmente il fr. 223 ( poiché Tindaro, offrendo sacrifici a tutti gli dei, dimenticò la sola Afrodite dai dolci doni, costei si vendicò sulle figlie di Tindaro e le rese bigame e trigame e piantatrici di marito), non è riferito a Elena, ma alla degna sorella Clitemnestra, perché questo frammento ci è conservato da uno scolio all’Oreste di Euripide; comunque a causa di opinioni simili, fu costretto a scrivere una ritrattazione ( a far fede in Platone) o addirittura due, come ipotizza lo scoliaste Camaleonte che trasmette addirittura i due diversi incipit.

Chiaramente Stesicoro si muove in ambiente dorico e filospartano, attento alla reputazione della sua antica regina e pronto a pagare chi ne dimostrasse l’innocenza nello scandaloso adulterio.

Abbiamo un solo frammento, il 192, in metro incerto, caratterizzato da una martellante anafora: Questo non è un discorso vero, non salisti mai sulle navi ben coperte, non varcasti mai le mura di Troia