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LE GRAVI COLPE DI ELENA

Alceo fedele alla versione omerica

Elena è forse il personaggio più attuale di quest’epoca edonista e superficiale: seguì l’uomo che amava, in spregio ai vincoli di matrimonio e di ospitalità, ma non gestì mai con superficialità la sua posizione scomoda.

Nel mondo greco si alzarono voci di aspra condanna, di solidarietà o di simpatia, a seconda della provenienza geografica dell’autore e della sua personale concezione di vita: gli ateniesi e gli ionici, da sempre rivali di Sparta, incattiviscono contro la sua lussuriosa regina; gli spartani, per ovvi motivi campanilistici, la difendono, i greci d’Italia, tradizionalmente devoti ai Dioscuri, che di Elena e Clitemnestra sono fratelli, guardano con simpatia al personaggio.

Il politicizzato Alceo non può che scagliarsi contro la bellissima donna, e lo fa con queste parole, utilizzando significativamente la strofe saffica, probabilmente in opposizione alla lirica della poetessa di Lesbo.

Il suo è un attacco duro, reso più incisivo dall’apostrofe alla seconda persona e noto come fr.1 del Pap. Oxy. 2300:
Come è fama,[ provenne] da te lo strazio di molte sventure. Elena, per Priamo e per i figli suoi e Zeus con il fuoco distrusse la sacra Ilio

Non era come te la fanciulla illibata che Peleo, figlio di Eace, prese dalla casa di Nereo e portò con sè, invitando tutti gli Dei,

Alla casa di Chitone; sciolse la tunica alla pudica sposa e scoppiò il desiderio tra Peleo e la migliore delle Nereidi, e dopo un anno

Partorì il più forte fanciullo fra i semidei, domatore indefesso di cavalle; ma quelli, i Frigi cioè e la loro città, per Elena perirono.

La contrapposizione non potrebbe essere più netta: i Greci, di cui Achille è rappresentante, nascono da donne moralmente sane e vivono di passioni lecite, mentre gli Asiatici, semplificati dai Troiani, si abbandonano alla concupiscenza e, accecati dai loro desideri, vanno incontro alla disfatta.

Quella che in apparenza sembra un’ode rivolta alle donne, un elogio a Teti e il biasimo ad Elena, diventa così un’accusa politica e sancisce una divergenza tra popoli che Alceo, abitante della costa ionica e quindi soggetto all’influsso persiano, non poteva non sentire.

La struttura dell’ode è, come sempre, molto compassata: la struttura ad anello (Ringkomposition) ritma la poesia e nel confronto tra le due dame appaiono la causa vera (le nozze di Teti e Peleo e il famigerato dono di Eris) e il casus belli della guerra di Troia.