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IL GENERE EPIGRAMMATICO

Tanto sentimento in poche parole

I sociologi di oggi si stupiscono dell’exploit improvviso dell’sms sul telefonino in giovani e giovanissimi sempre meno innamorati della scrittura. Il rischio, a loro avviso, è in un’eccessiva compressione dei contenuti, costretti in 64 caratteri.

Un analogo sbigottimento devono aver suscitato ai fautori del “grande libro”, del poema epica, dei versi che si rincorrono fra loro, gli epigrammisti, gruppo di intellettuali che vollero immortalare i loro sentimenti in pochi distici di squisita fattura.

L’epigramma è l’argomento della letteratura greca più amato dai ragazzi: se li copiano, specie se trattano d’amore, se li inviano al cellulare, se li dedicano ogni giorno; ma il ministero ci impone di dedicare alla copiosa produzione dell’Antologia palatina e dell’Antologia Planudea poco più di una lezione.

Raccolte di fiori:questo sono, etimologicamente e fattivamente, le antologie ellenistiche e questa flora, dapprima solenne e disadorna, espressa da Simonide nell’esametro omerico, poi più intima e rigogliosa, resa quasi melodica dal sopraggiunto utilizzo del distico, come da metafora, blocca il tempo in un attimo, in un sentimento di gioia o di rammarico e di quel momento si nutre e si rende eterna.

Atene, che, al tempo di Pericle, è risorta e che è tappezzata di iscrizioni a ricordo di questo miracolo, fornisce il la per la trasformazione di un momento celebrativo, come quello dell’epigrafe, in un guizzo artistico: l’epigramma nasce dall’abbellimento delle scritte graffite su lapide a commemorazione di un avvenimento o di una persona: ma la gloria e l’idealizzazione del V e del IV secolo cedono presto il posto ad una vena più realista ed intima.

Non bisogna più aspettare l’occasione: la circostanza per cui si scrive può essere fittizia quando l’epigramma si trasforma in una forma d’arte; siamo già nell’ellenismo, alla sconfitta dell’uomo pubblico e all’attenzione verso i sentimenti privati.

In tutta l’età classica aveva trionfato il gusto dellakmè, della vigoria fisica: dalla scena letteraria erano così stati esclusi i deboli, vecchi, bambini o donne che siano. Costoro riacquistano nell’epigramma cittadinanza letteraria e raconatano piccoli aneddoti di vita quotidiana, in palese concorrenza con le gesta magniloquenti dell’epoca classica.

Poiché il genere percorre trasversalmente tempi e spazi, presenta però al suo interno notevoli discrasie. Si è soliti pertanto suddividerlo in tre scuole: la peloponnesiaca, la ionica e la fenicia, che piuttosto spesso confluisce nelle prime due.