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IL SEICENTO, VERO PROTAGONISTA DE I PROMESSI SPOSI

Da Paolo Ruggieri, un’analisi acuta sulla rielaborazione manzoniana

Tra il paradigma rinascimentale e la ragione settecentesca fluttua un secolo di orrida vacuità, la cui ovvia ripercussione è il vuoto letterario. Ora, la letteratura è necessariamente una trasfigurazione della società attraverso la mente dell’autore; eppure, in questo secolo santo, ma dannato, ricco ed ozioso, ma carestioso e intriso delle fatiche di un popolo, nulla permane che possa almeno accostarsi ai fasti letterari di altri secoli.

La mente umana e il genio suo, però, non si concedono pause, dunque, anche l’opera settecentesca deve essere un anthos, forse non della letteratura, ma di certo della vita.

Manzoni si limita a riesumare le spoglie di un secolo e a farne strumento per conseguire un nobile fine; in questo, ci rende partecipi dell’anonima giustificazione della sua opera, nella quale si denota uno stile così latineggiante e artificioso che lascia intuire la stasi artistico-letteraria del periodo.

Il genio secentesco si cala, infatti, nel popolo stesso più che in quei pittori o poeti che dell’arte fecero commercio. In un mondo in cui nobili e preti rendevano politica e fede strumento di estorsione e tanto volevano preservare il proprio privilegioche bruciavano nel rogo dell’Inquisizione coloro che, giustamente ribelli, non sottostavano; in un mondo in cui i frutti dell’onesto lavoro erano requisiti da Cardinali e Baroni (eccellentissimi et illustrissimi) o distrutti dal Creatore stesso (pure Lui santissimo), in quel mondo vivere era un’arte.

Don Abbondio è il curato conciliante con i forti e astuto con gli inferiori, ma non malvagio, bensì capace di vivere e dunque artista. Lucia, che sa quando tacere, è artista del silenzio, ed è solo una contadinella. In effetti, l’elemento popolare è l’unico accenno di ingegno nel secolo oscurantista.

La Chiesa, i quell’epoca, pur avendo vietato la venalità delle indulgenze, permetteva che si comprasse il Paradiso attraverso tasse ecclesiastiche o generose offerte (Lucia, pur se nella carestia, non si fa scrupoli ad offrire per Dio e per se stessa). Se fosse vero che la povertà è la madre della rivoluzione e del crimine, allora il Seicento sarebbe potuto passare alla storia come secolo di rivoluzioni; invece, gli umili manzoniani si legano a preghiere e a pseudodifensori del popolo, le prime inefficaci, i secondi dannosi.

Tra la corruzione morale e il sacro inganno sta, forte della sua fede, il convertito, l’uomo dai sani principi, esempio dell’etica umana:Fra Cristoforo Né un prete né un avvocato portarono la rivoluzione: il popolo era pronto, mancò la guide; bastava parlar di Dio, mancò l’affabulatore.

Non fu un caso se Manzoni scelse il Seicento per svegliare le menti del suo tempo dal sonno della sottomissione: ciò che è arte piace al popolo, soprattutto se semplice e Perpetua, Renzo, Lucia, Fra Cristoforo, sono artisti magnifici, che non parlano di alti sentimenti, ma che fanno del vivere una forma di espressione del genio umano.

Non è più vivo, nella mente degli uomini, il ricordo di un secolo trascorso tra l’infamia della povertà e il pregiudizio sociale. Non bastò un genio multiforme a rievocare il tempo,i luoghi, i personaggi, la vita di un periodo che gli uomini hanno quasi dimenticato.

Commenti dei lettori

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  • Ivana

    26 Nov 2008 - 18:13 - #1
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    Questo articolo,mi dispiace dirlo,ma nn è per niente soddisfacente.
    In primo luogo non è un esemplicatore della questione,bensì un ulteriore riflessione sull’argomento.
    Non parla del secento come vero protagonisa del romanzo,ma dei suoi protagonisti ovvero gli umili,rendondo così un’altra ipotesi ovvero quella che siano proprio loro i protagonisti del romanzo,e quindi non facendo fede al titolo.

  • Profilo di Benedetta Colella

    Benedetta Colella

    26 Nov 2008 - 18:26 - #2
    0 punti
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    Grazie per l’attenzione! In assoluto, sono d’accordo con te. Se consideri però che Paolo Ruggieri, l’autore, si era espresso in questi termini durante il compito in classe, nel primo quadrimestre del quinto ginnasio, forse condividerai il mio entusiasmo:-)