Questo sito contribuisce alla audience di

UN MANIPOLATORE…

Il conte zio e il padre provinciale

 

 

 

Due potestà, due canizie, due esperienze consumate: già nell’anafora dell’aggettivo numerale, già nella metonimia canizie, già nella climax, già nella stessa tripartizione del soggetto, Manzoni anticipa il leitmotiv dell’intero incontro.

Grandi personalità si incontrano a colloquio per l’analisi di un fatto di cronaca infimo nella sua quotidianità, così come, nel capitolo precedente, la casetta di Renzo era stata trattata come in una città presa d’assalto. Nella sproporzione tra l’azione e la reazione si svela tutto il vuoto elefantiaco di una società di apparenze senza sostanza, in cui la verità e la giustizia non hanno peso alcuno.

Il destino di fra Cristoforo è segnato fin dalle prime battute: la sua natura volitiva e vulcanica non può essere compresa né capita da due autorità che ponderano ogni espressione, che parlano con la sola preoccupazione di non dispiacere agli interlocutori. Quanto diverso è stato lo scontro tra don Rodrigo, non ancora avvezzo per la sua giovane età all’arte del minacciar tacendo, e padre Cristoforo, quasi invasato da Dio e dallo sdegno!

A rabberciare lo scarto tra potere temporale e spirituale, rappresentato da questi, si pongono, nella loro prosopopea, due grossi personaggi. In loro l’importanza dello