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LA CENSURA DELLA DEMOCRAZIA

Contro l'abolizione della storia greca e romana alle scuole medie

Incredibile, ma vero!

L’ineffabile ministro Moratti ha puntato l’indice anche contro le nostre radici culturali e ha ritenuto opportuno cassare la storia greca e romana dalla scuola media. Secondo il suo illuminato parere, è più che sufficiente l’infarinatura impartita alla scuola elementare per orientarsi sui valori democratici alla base della civiltà.

Miopia didattica? Impreparazione? Non credo. A mio avviso siamo vittime di una politica demagogica che mira all’annientamento delle capacità logico-razionali del giovane. Un alunno disabituato a pensare, incapace di confrontare la propria società con quelle antiche sarà un adulto disorientato, facile preda della demagogia politica, chino al volere del migliore affabulatore.

Vorrei qui riprodurre invece una intervista fittizia a Pericle, sulla democrazia, citata da Tucidide in La guerra del Peloponneso II, 37-41. Da Protagonisti e testi della filosofia, a cura di Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero, volume A, tomo 1, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2000 - da un idea del settimanale Diario. Sono pensieri attualissimi

Pericle, cosa ne pensano gli Ateniesi dell’idea di “esportare la democrazia”?

Il nostro sistema politico non compete con istituzioni che sono vigenti altrove. Noi non capiamo i nostri vicini, ma cerchiamo di essere un esempio.

Cosa intendete voi greci per “democrazia”?

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia.

Favorisce i molti indistintamente?

Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Come interviene questa vostra idea di libertà nella vita quotidiana?

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana: noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo il nostro prossimo se preferisce vivere a suo modo. Ma questa libertà non ci rende anarchici. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che è giusto.

Quando arriva uno straniero, un barbaro, voi che cosa fate?

La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. Noi siamo liberi di vivere proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Noi amiamo la bellezza senza indulgere tuttavia a fantasticherie, e benché cerchiamo di migliorare il nostro intelletto, non ne risulta tuttavia indebolita la nostra volontà.

Quando uno si ritrova in povertà presso di voi, quale trattamento gli riservano i concittadini?

Riconoscere la propria povertà non è una disgrazia presso di noi; ma riteniamo deplorevole non fare alcuno sforzo per evitarla.

Voi Ateniesi siete degli statalisti, nemici degli affari?

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica, ma come indispensabile premessa ad agire saggiamente.

Cos’è la felicità per un Ateniese?

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà e la libertà il frutto del valore, e non ci tiriamo indietro di fronte ai pericoli di guerra. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la prontezza a fronteggiare le situazioni e la fiducia in se stesso.