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Le preposizioni

Attenzione alle sfumature!

Se, studiando il latino, ci si abitua da subito a distinguere i vari complementi, a diversificare nella traduzione, ad esempio, in con ablativo e con accusativo, in greco, l’esistenza delle preposizioni in greco è data quasi per scontata.

I motivi sono molteplici: innanzitutto, non è mai stato riformato il programma delle scuole superiori e il ginnasiale, che oggi ha un approccio contemporaneo al greco e al latino, in passato sarebbe dovuto essere già versato nella lingua di Cesare e avrebbe dovuto riservare la sua attenzione, in grammatica, al solo greco.

A ciò si aggiunge che la scomparsa dell’ablativo in greco e la conseguente redistribuzione di tutti i complementi tra i restanti genitivo, dativo e accusativo ha reso di difficile memorizzazione le varie preposizioni, che, in aggiunta, abbracciano sfere semantiche molto più variegate e sottili di quanto sia possibile rendere nella traduzione italiana.

In origine, le preposizione erano avverbi. Sul processo che le ha portate ad un’autonomia grammaticale, è opportuno seguire la ricostruzione di Ghiselli: “All’origine le preposizioni erano elementi avverbiali del tutto autonomi. Loro compito era quello di precisare la situazione espressa dal nome o dal verbo, giacchè i casi non situavano l’oggetto nello spazio e nel tempo, se non in maniera imperfetta. L’ablativo indicava il punto di partenza, il locativo la posizione nello spazio e nel tempo, lo strumentale le condizioni che accompagnano l’azione, il genitivo l’oggetto di cui si tocca una parte, l’accusativo una direzione o un’estensione senza grande precisione (Chantraine)…L’elemento precisativi divenne sempre più necessario e legato alla parola che andava precisata: al nome (preposizione) o al verbo (preverbo)”

Non è necessario che un verbo composto ripeta la preposizione prima del complemento; addirittura, soprattutto nella poesia, che è per natura più conservativa, il preverbo può staccarsi dal verbo (tmesi) o addirittura seguirlo (anastrofe).

Vero è che la giusta identificazione del valore della preposizione garantisce una buona traduzione: la parola greca, infatti, si forma sempre per accumulo di una radice e diversi prefissi e suffissi. Questa caratteristica è presente anche in tedesco.