Questo sito contribuisce alla audience di

Parlare a vanvera

Il collegio dei docenti. La descrizione del logorroico di Teofrasto è sempre attuale

Sono reduce (per meglio dire superstite) dall’ennesimo collegio dei docenti. I colleghi sanno, i simpatizzanti non possono neppure immaginare quanta proflusione di dabbenaggeni condisca e avveleni ore intere, in cui ci si trova a commiserare gli alunni del collega Tizio o della professoressa Gaio, che tollerano per interi anni scolastici toni e accenti che ci sembrano insostenibili dopo due o tre minuti.

Non è tanto la laringite il male professionale di noi docenti, o, almeno, è la conseguenza di un parlare continuo, inarrestabile, noiosissimo. Sarà che la nostra platea, gli studenti, sopporta inerte lunghi monologhi, sarà che l’adulatore di turno tra gli alunni scambia espressioni interessate con buoni voti a fine anno, fatto sta che ci crediamo tutti oratori inarrivabili.

Ci ritroviamo a compiere quelle stesse azioni che ci sembrano inqualificabili negli alunni: aggredirci, parlarci addosso, distrarci, spettegolare, senza smettere un solo istante di muovere le labbra.

Ci farebbe bene rileggere qualche volta la concisa e impietosa descrizione che Teofrasto fa dei logorroici, per evitare che l’Orazio della situazione ci lasci soli per la via Sacra come quel temibile scocciatore

Il parlare a vanvera è l’espressione di discorsi lunghi e sconclusionati e il chiacchierone è uno capace di andarsi a sedere accanto ad uno sconosciuto e di cominciare a sciorinargli il panegirico della propria moglie. Poi gli racconta ciò che ha visto in sogno quella notte, poi passa in rassegna particolareggiata ciò che ha mangiato a pranzo. E poi, avviandosi, comincia a dire quanto siano peggiorato gli uomini moderni rispetto a quelli di prima, quanto sia calato di prezzo l’orzo sul mercato, quanti stranieri ci siano in città, e che il mare comincia ad essere navigabile dopo le feste Dionisie (1). E che se Giove facesse piovere un po’ di più, sarebbe un gran bene per il raccolto. E che l’anno dopo si prenderà un campicello, che la vita è dura, che Damippo aveva portato la fiaccola più grossa alla feste dei Misteri, e quante colonne ci sono all’Odeon (2). E ancora «Ieri ho dovuto prendere l’emetico», «ma oggi che giorno è?», e che la festa dei Misteri è nel mese di Boedromione (settembre-ottobre), le Apaturie nel mese di Pianepsione (ottobre-novembre), le Dionisie campestri nel mese di Poseidone (dicembre- gennaio) (3). E se uno gli rimane vicino, non lo molla più.
——
1) Le Dionisie urbane cadevano tra marzo ed aprile e riprendeva la navigazione, molto ridotta d’inverno.
2) L’Odeòn era un teatro coperto fatto costruire da Pericle.
3) Tutte cose ovvie, come dire che Natale è in dicembre.