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Il superstizioso

Una vita tra amuleti e scongiuri

Gatti neri forieri di sventura, specchi rotti da evitare, Chiarcari con la patente di iettatori, carri funebri vuoti che si teme di riempire…mille sono i soggetti su cui si appuntano le lamine della superstizione e altrettanti sono i segni apotropaici e scaramantici che allontanano la iella dalle nostre disinibite persone.

Il vero superstizioso, oggi, non esiste: la natura, analizzata al microscopio e vivisezionata, ha perso il fascino denso di suggestione che un tempo la caratterizzava; il fulmine di Zeus è stato ricondotto a cause naturali; il cornetto portafortuna è diventato un ciondolo soggetto a moda.

Nel nostro mondo non c’è più poesia: la tecnologia, la cultura, l’abitudine hanno zittito l’ignoto e l’inspiegabile e ci hanno regalato un sano cinismo e uno scetticismo (fondatissimo) su maghi e santoni che lucravano una volta sulla credulità della povera gente.

L’uomo greco, al contrario, viveva nell’incertezza. Nel suo egocentrismo infantile, rapportava a sé e trasformava in segni e simboli tutte le fenomenologie naturali, cercando responsi e amuleti tra le viscere degli animali e nei responsi oracolari.

Era frequente imbattersi in uomini ossessionati dalla paura di malocchi. Teofrasto, che analizza il mondo con il piglio scientifico di chi ha studiato Fisica e Metafisica aristotelica, non può che distaccarsi nella maniera più violenta dalla psicologia del superstizioso, che viene quindi, nei Caratteri, ridicolizzato in questo modo:

La superstizione è chiaramente una paura di fronte alla divinità e il superstizioso è uno che, quando incontra un funerale, si lava le mani, si spruzza con l’acqua lustrale, infila una foglia di alloro in bocca e gira con quella per tutto il giorno.
Se una donnola gli attraversa la strada, non va più avanti finché qualcun altro non gli si sia passato avanti oppure fino a che egli non ha gettato tre sassi lungo la traccia, oltre la strada. Quando vede in casa una serpe e si tratta di un serpente-guancia (1) invoca [Dioniso] Sabazio; se è una serpe sacra, allora innalza subito sul posto un piccolo altare.
Quando passa vicino alle pietre unte che sono nei crocicchi, ci versa sopra un po’ d’olio da una fiaschetta, cade in ginocchio, bacia la pietra e solo dopo di ciò passa oltre. Se un topo ha rosicchiato il sacco [di cuoio] della farina, va dall’indovino e gli chiede che cosa deve fare e se questo gli risponde di far rappezzare il sacco dal sellaio, non gli basta, ma torna a casa a fare un sacrificio [propiziatorio]. È solito purificare spesso la casa perché, dice, vi è stato un sortilegio di Ecate (2) . Se quando egli passa, le civette si agitano e schiamazzano, dice «Atena trionfi» e solo dopo va avanti. Non ha il coraggio di avvicinarsi né ad una tomba né ad un cadavere né ad una puerpera, ma sostiene che gli preferisce non contaminarsi. Il quarto e il settimo giorno del mese (3) ordina ai suoi di bollire vino e lui stesso esce a comperare coccole di mirto, incenso, focaccette sacre e poi entra in casa e inghirlanda le teste di Ermes; per tutto il resto del giorno è fuori di sé. Se per caso ha sognato, corre dall’interprete, l’indovino, l’aruspice, per chieder loro quale dio o quel dea debba pregare.
Ogni mese va con sua moglie dagli Orfeotelesti (4) per farsi iniziare e se la moglie non ha tempo, porta la balia e i bambini. E si direbbe essere uno di quelli che si purificano diligentemente spruzzandosi con l’acqua del mare.
Quando, come capita, ad un crocevia vede uno di quelli con le corone d’aglio (5), corre a casa, si lava da capo a piedi, chiama una sacerdotessa, e si fa purificare con la scilla o con un cagnolino (6). Quando vede un pazzo o un epilettico, rabbrividisce dalla paura e si sputa nelle pieghe della veste.
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1) Tipo di serpente non individuato.
2) Frase di dubbia interpretazione.
3) Erano due giorni infausti.

4) Sacerdoti che iniziavano ai misteri orfici, piuttosto malfamati perché seguivano un culto non ufficiale..
5) Forse ladri di offerte o gli spazzini che portavano via le offerte putrefattesi sotto le statue ai crocevia.
6) Forse una cerimonia di purificazione con l’uso di un cane, vivo o morto.