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Sulla pace

Il terrorismo di oggi, l'imperialismo di allora. Demostene e l'orazione sulla pace.

Stragi, assassini, terrore, sospetti sembravano abbandonati alla confortante inattualità della storia. Il mondo occidentale aveva tragicamente imparato dall’ultimo conflitto mondiale quale insostenibile tributo in vite umane richiedesse l’egemonia militare e politica di uno stato.

Si era ripristinato lo status quo, si erano introdotti valori di libertà e democrazia che avevano reso possibile una convivenza pacifica negli stati e tra gli stati.

Poi ci fu l’11 settembre: una nuova guerra, non dichiarata e non combattuta tra il nuovo terrorismo, gli arabi emergenti, legati ad un sistema di valori che non contempla la vita umana e la libertà di pensiero tra le sue priorità, e la vecchia dittatura economica statunitense, che ha contrabbandato, con i dollari, un’influenza vincolante nella politica e nella vita degli stati meno potenti, intervenendo in armi (che drammatico ossimoro!) a riportare la pace.

L’Europa ha adottato la politica dello struzzo: non vedeva, si trincerava dietro parole svuotate di significato, minimizzava movimenti pericolosi (l’immigrazione clandestina, i traffici più o meno leciti di cui era palcoscenico), attendeva.

Il risultato ci pesa sulla coscienza con i duecento morti di Madrid, nel mirino arabo della riconquista, colpevole di aver abiurato alla fede musulmana con i sovrani cattolicissimi, Ferdinando e Isabella.

Che cosa fare? Non c’è pace che possa ottenersi con i cortei pacifici, non quando si è vittime di un attacco anonimo e vigliacco, di una strategia sleale e abietta di terrore irrazionale, organizzata contro di noi nel nostro Paese, alimentata dalla nostra stessa ospitalità, rivolta contro quelle stesse istanze democratiche che rendono possibile la permanenza e la proliferazione di gruppi extracomunitari nel nostro territorio.

In questo senso, il terrorismo ha già vinto perché ci ha dimostrato che i valori da noi considerati assoluti, la tolleranza, la non belligeranza e la multiculturalità, non possono sussistere nei casi di emergenza, quando le retate preventive da stato di polizia si rendono necessarie per tranquillizzare i cittadini e tutelare i beni dello Stato.

Due fazioni si contrappongono; i martiri dell’una sono i criminali dell’altra.

Per chi, come me, non si riconosce nell’aggressività statunitense né nel buonismo dei girotondini, resta solo uno sguardo al passato, alle parole sagge e gravi che Demostene pronunciò in un’altra nebulosa situazione, nell’autunno del 346.

1 Ateniesi, vedo che la situazione presente comporta malumore e agitazione,non solo perché si è perso molto e non serve a niente parlarne con competenza e lucidità, ma anche, per il resto, perché non tutti si volgono ad una sola utilità, ma alcuni la pensano in un modo, altri all’opposto.

2 Se,già per natura, decidere è difficile e insidioso, voi lo avete reso di gran lunga più insidioso: mentre tutti gli altri uomini sono soliti prendere decisioni prima degli avvenimenti, voi lo fate dopo gli avvenimenti.